Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto. (Rabindranath Tagore)

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Il Culto dell’Albero (dendrolatria) o “culto arboreo” si riferisce alla tendenza di molte società nel corso della storia di dare un culto o comunque di mitizzare gli alberi. Gli alberi hanno svolto un ruolo importante in molte delle mitologie e religioni mondiali e gli sono stati dati significati profondi e sacri nel corso dei secoli. Gli esseri umani, osservando la crescita e la morte degli alberi, l’elasticità dei loro rami, la sensibilità e la decadenza annuale e la rinascita del loro fogliame, li vedono come potenti simboli di crescita, decadimento ed infine anche di resurrezione. Varie forme di alberi della vita appaiono anche nel folclore, nella cultura e nella narrativa, spesso in materia di immortalità e fertilità. Esempi di alberi presenti nella mitologia sono il baniano (Banyan) e il Peepal (il Ficus religiosa) dell’Induismo, e la tradizione moderna dell’albero Yule della mitologia germanica, l’Albero della conoscenza del Bene e del Male del Giudaismo e del Cristianesimo, l’albero della Bodhi del Buddismo ed infine l’albero Saglagar del tengrismo mongolo. Nella religione popolare e nel folclore gli alberi sono spesso detti essere le case di spiriti e divinità degli alberi.

Un riferimento particolare al druidismo che, così come il paganesimo germanico, sembra trarre la “spiritualità” dal bosco sacro, soprattutto riferito alla quercia. La parola druido sembra derivare dall’unione di due parole celtiche: “duir”, che vuol dire quercia, e “vir”, una parola che significa “saggezza”. Plinio ci dà una prima etimologia della parola collegandola alla radice greca della parola quercia, nel libro Storia Naturale (Naturalis Historia XVI, 249-251).

Immagine correlataQuercia in gallico si dice dervo, daur in gaelico, derw in gallese. La parola non può che risalire ad un antico celtico druwides che si può scomporre in dru, prefisso accrescitivo di valore superlativo (che si trova anche nel francese dru “folto”, “fitto”, “forte”). Cosa non del tutto arbitraria, considerato che i celti dell’odierna Francia usavano l’alfabeto greco per scrivere. Ciò ha portato a supporre che druid- derivasse dal greco drus, quercia, e dal suffisso indoeuropoeo (e greco) -wid “sapere”, “scienza”, per cui il senso complessivo sarebbe “coloro che sanno per mezzo della quercia”, “gli studiosi della quercia”, (dal punto di vista religioso-simboloico).

Gli alberi sono un attributo necessario dell’archetipico locus amoenus (un luogo idealizzato e piacevole) presente in tutte le culture. Già il Libro dei morti egiziano menziona il sicomoro come parte del paesaggio in cui l’anima del defunto trova beato riposo.

L’Albero del Mondo

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L’Albero del Mondo (o Albero sefirotico, Albero del Centro, Albero di vita a seconda delle diverse tradizioni) è un elemento ricorrente in numerose religioni e mitologie, in particolare nelle religioni indoeuropee. L’albero del mondo viene rappresentato come un albero di dimensioni colossali che sostiene i cieli e li collega, attraverso rami e radici, con la terra e il sottosuolo. Possiede una forte correlazione con l’Albero della vita. L’albero del mondo è presente nella mitologia ungherese, nella mitologia norrena (con i nomi di Yggdrasil o Irminsul), in quella slava e finlandese come una quercia, e nell’induismo con il nome di Ashvastha o fico sacro. Le popolazioni indoeuropee hanno associato all’Albero del Mondo vari animali: le api, per via della loro abitudine di stabilirsi nelle cavità degli alberi, sono diventate l’intermediario privilegiato fra i tre mondi. Inoltre, venivano associati all’albero quattro cervi, un’aquila che nidificava tra i suoi rami e dei serpenti che avvolgevano le sue radici. Tale concetto è presente anche in altre popolazioni, come quelle della Siberia e dell’America del Nord; ciò fa pensare a una probabile presenza di sciamani tra le prime popolazioni indo-europee.

L’albero della conoscenza del bene e del male

Nelle tradizioni di discendenza biblica, l’albero della conoscenza del bene e del male (in ebraico: עץ הדעת טוב ורע?, etz ha-daʿat tov va-raʿ), o semplicemente l’albero della conoscenza, è l’albero dell’Eden, menzionato nella Genesi insieme all’albero della vita, da cui scaturì il peccato originale a seguito dell’infrazione del divieto, posto da Dio, ad Adamo ed Eva di mangiarne i frutti. Alcune correnti religiose vedono in questo albero una vera e propria pianta legnosa; altri invece vedono in questo stesso albero un simbolo la cui interpretazione dipende dal significato che viene attribuito al concetto di peccato originale.

«Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. » (Genesi 2,9)


«E Dio impose all’uomo anche questo comando: «Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all’albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire». » (Genesi 2,16)

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Secondo il libro della Genesi, l’albero della conoscenza del bene e del male era posto nel centro del giardino di Eden. Il divieto di consumo riguardava solo l’albero della conoscenza del bene e del male. Probabilmente, prima del peccato (consumatosi col mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male) Adamo mangiava di tutti i frutti compreso quello dell’albero della vita, come se fosse un antidoto o semplicemente per celebrare la vita o il diritto di vivere. La disubbidienza avvenne così:

«Disse il serpente alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. » (Genesi 3,1-7)

Albero dei desideri

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Un Albero dei desideri è un particolare albero (o parte di questo) che viene usato per accogliere offerte o desideri e richieste. Ha origini religiose ed è diffuso in Europa ed Asia.


“Coin Tree” o “Albero delle monete” – Numerosi alberi nelle Isole Britanniche sono oggetto di culto da parte dei fedeli che inseriscono monete nel tronco al fine di ottenere protezione o grazie. Sono famosi il biancospino di Argyll in Scozia, la quercia di Isle Maree nelle Highlands visitato anche dalla Regina Vittoria, il sicomoro di Mountrath in Irlanda.


Clootie wells – Alberi votivi sorgono in Gran Bretagna e in Irlanda in luoghi di pellegrinaggio vicino a pozzi o sorgenti la cui acqua è considerata miracolosa. Questi alberi sono adornati con pezzi di stoffa che i fedeli legano ai loro rami come rito propiziatorio.


Barisaa siberiano – Il rituale del barisaa viene praticato dai Buriati della Siberia. Un albero giovane e vigoroso viene scelto e ogni partecipante alla cerimonia, in un rituale religioso complesso, lega strettamente sottili strisce di panno bianco ai rami dell’albero, a simboleggiare la materializzazione delle loro preghiere per pace nel mondo, per quella della loro comunità e per la loro pace interiore. Dopo la cerimonia, l’albero diventato un barisaa, sarà onorato da offerte, e continuerà a fornire supporto ai messaggi inviati agli spiriti rappresentati dalle fasce di tessuto che ogni orante attaccherà ai suoi rami quando pregherà.


I Lam Tsuen Wishing Trees – Sono due alberi di baniano (Ficus benghalensis) e si trovano a Hong Kong vicino al Tin Hau Temple. I fedeli, dopo aver bruciato bastoncini di incenso, scrivono i loro desideri su un pezzo di carta che legano ad un’arancia che poi lanciano su uno degli alberi: se il lancio ha successo e lo scritto resta legato ad un ramo, il desiderio si realizzerà.


Arbre à clous, arbre à chiffons – In Belgio sono diffusi gli alberi dei chiodi o degli stracci, secondo credenze popolari dotati di qualità terapeutiche per guarire il mal di denti o determinate malattie della pelle.


L’olivastro di Ardea – Albero famoso nella storia menzionato nell’Eneide da Virgilio. Usanza antica era quella di conficcare un chiodo nel tronco di questo albero esprimendo un pensiero, tradizione poi trasferita in altre leggende locali su querce e olmi, questo è scritto dallo storico locale Umberto Iacolucci. Nel XIX secolo in Gran Bretagna il Principe Alberto, marito della Regina Vittoria, ha iniziato la diffusione su vasta scala dell’albero di Natale, traendo spunto dall’antica usanza nel periodo natalizio di decorare un ramo sempreverde con nastri, mele, dolci e candele.


Axis Mundi

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Sono diversi gli ambiti che posseggono la funzione di Axis Mundi, ovvero la funzione di collegare Cielo, Terra e Inferi. Esempi di Axis Mundi sono il Monte Meru della cosmologia religiosa del Sud-est asiatico, lo Hara Berezaiti della tradizione religiosa iranica o anche l’Himinbjörg della mitologia scandinava. Anche gli alberi “cosmici” svolgono la funzione di “asse dell’universo”.

« Nei miti e nelle leggende sull’Albero della Vita abbiamo spesso trovato implicita l’idea che esso si trova nel centro dell’Universo e collega Cielo, Terra e Inferno. Questo dettaglio di topografia mitica ha valore particolarissimo nelle credenze dei popoli nordici, sia altaici che germanici e centro-asiatici, ma la sua origine è probabilmente orientale (mesopotamica). »
( Mircea Eliade, Albero – “Axis Mundi”, in Trattato di storia delle religioni, Torino, Boringhieri, 1984, pp. 384 e ss..)

Gli Altaici ritengono che al centro della Terra si collochi un gigantesco abete che arriva alla dimora di Bai-Ulgän, ovvero fino al Cielo. In modo simile i Tartari Abakan ci dicono di una betulla che cresce su una montagna di ferro. Medesima concezione si riscontra nelle credenze antico scandinave con l’albero Yggdrasil, mentre i Sassoni chiamano tale l’albero come Irminsul. In alcune mitologie cinesi, l’albero cosmico si situa presso la “Capitale perfetta” eretta al centro del mondo e da lì collega le None Sorgenti ai Noni Cieli; tale albero viene nominato come “legno eretto” (“Kieou-Mou”). Allo stesso modo il “primo albero” della tradizione Maya, Yaxche, il cui posto indica il centro di tutte le direzioni e i colori dell’universo.

« L’albero, secondo questi miti, esprime la realtà assoluta nel suo aspetto di norma, di punto fisso, sostegno del Cosmo. È il punto d’appoggio per eccellenza. Di conseguenza, le comunicazioni col cielo possono avvenire soltanto intorno a esso, o addirittura per suo tramite. »
(Mircea Eliade, 1984, pp. 384 e ss.)

Simo Parpola evidenzia la presenza dell'”albero sacro” nella tradizione religiosa assira, rappresentazione del sovrano assiro in qualità “Axis Mundi”, ovvero di unione tra cielo e terra in quanto rappresentante del cielo sulla terra. Lo studioso finlandese ritiene anche che tale rappresentazione sia alla base dell’albero della tradizione ebraica della Qabbaláh, mentre le nozioni relative siano presenti anche nello Zoroastrismo e nelle correnti platoniche.

Divinità degli alberi

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Molti popoli hanno sempre creduto che gli Alberi fossero governati da svariati tipologie di spiriti, dai Deva, alle Ninfe e Driadi, che col passare del tempo acquisirono forma come manifestazione di Divinità. Si suppone che i primi che arrivarono a queste conclusioni furono i greci che, ad esempio, consideravano la Quercia come dimora e manifestazione di Zeus.

Una divinità degli alberi (o divinità arborea) è una figura divina della Natura legata ad un albero. Tali divinità solitamente vengono rappresentate come una giovane donna, spesso collegata ad un arcaico culto della fertilità o di venerazione nei confronti degli alberi. Lo status divino di tali figure può variare, da quello della locale fata, al fantasma al folletto alla ninfa, fino a giungere alla vera e propria Dea. Le divinità dell’albero erano comuni nell’antica tradizione dell’Europa settentrionale. Ai tempi di Carlo Magno, a seguito della “Capitulatio de partibus Saxione” del 782 le offerte rivolte agli alberi sacri o qualsiasi altra forma di culto degli spiriti degli alberi e delle sorgenti vennero messe ufficialmente fuorilegge. Ancora nel 1227 il sinodo di Treviri ha decretato che il culto degli alberi e delle fonti era rigorosamente e definitivamente proibito.

Divinità-albero sono presenti in diverse culture sparpagliate in tutto il mondo:

 

  • Driadi e Amadriadi della mitologia greca.
  • Hathor, detta “Signora del sicomoro” nell’antico Egitto.
  • Kurozome, lo spirito del ciliegio giapponese.
  • Meliadi, le ninfe del frassino nella mitologia greca.
  • Nang Ta-Khian, divinità femminile dell’etnia Thai.
  • Nang Tani, spirito femminile del banano selvatico.
  • Hōkō, spirito a forma di cane dell’antica Cina.
  • Pi-fang è un albero-divinità della mitologia cinese.
  • Rakapila un albero sacro delle divinità del Madagascar.
  • Akathaso spiriti birmani che abitano le cime degli alberi.

Albero natalizio

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Alla base dell’albero natalizio ci sono gli antichissimi usi, tipici di varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, e la credenza che le luci, che li illuminavano, corrispondessero ad altrettante anime. L’abitudine di decorare alcuni alberi sempreverdi era molto diffusa anticamente. I Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, per esempio, dove il sole “spariva” per settimane nel pieno dell’inverno, nella settimana precedente e successiva al giorno con la notte più lunga, si officiavano le solennità per auspicare il ritorno del sole e credevano che l’abete rosso fosse in grado di esprimere poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno nei geli dell’inverno. I Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio. Risultati immagini per Nel Medioevo i culti pagani vennero generalmente intesi come una prefigurazione della rivelazione cristianaCon l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane, anche se la Chiesa delle origini ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, per simboleggiare con le spine la corona di Cristo e con le bacche le gocce di sangue che escono dal capo. Nel Medioevo i culti pagani vennero generalmente intesi come una prefigurazione della rivelazione cristiana. Oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l’albero divenne quindi simbolo di Cristo, inteso come linfa vitale, e della Chiesa, rappresentata come un giardino voluto da Dio sulla terra. L’albero cosmico o albero della vita è stato anche associato alla figura salvifica di Cristo e alla croce della Redenzione, fatta appunto di legno. Secondo una leggenda, il legno della croce sarebbe stato ricavato da un ramoscello dell’Albero della Vita del Paradiso Terrestre che l’arcangelo Michele avrebbe donato a Set per portare conforto al padre Adamo moribondo.

I patriarchi

Quando entri in un bosco popolato da antichi alberi, più alti dell’ordinario, e che precludono la vista del cielo con i loro spessi rami intrecciati, le maestose ombre dei tronchi, la quiete del posto, non ti colpiscono con la presenza di una divinità? (Lucio Anneo Seneca)

Con questo termine si identificano le vecchie piante secolari, alberi che possono essere considerati i capostipiti dei nostri boschi. Sovente queste piante hanno dimensioni eccezionali, veri e propri monumenti vegetali che, oltre a valorizzare il paesaggio, conservano la memoria di eventi importanti accaduti nei secoli passati. I grandi alberi hanno sempre avuto un’importante significato culturale presso i diversi popoli, sono stati protagonisti dei miti, delle cosmogonie, dei valori fondanti, delle visioni del mondo. Gli alberi, inoltre, e in modo particolare gli esemplari più grandiosi delle diverse specie, resi possenti dalla somma consistente degli anni, suggestionarono i nostri antenati per la stabilità, le dimensioni, la forza, la consistenza del tronco, il doppio ruolo di creature telluriche, con le radici innervate nella madre terra e nello stesso tempo celesti, con la chioma, aerea nel cielo. In quanto esseri viventi, diventarono simbolo del cosmo, dell’universo delle cose inteso come organismo.

Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d’espressione e, per così dire, un’anima. (Vincent van Gogh)

I Patriarchi arborei, silenti dominatori del tempo, quando la vita dell’uomo si bruciava in genere nel lampo fugace della giovinezza e dell’incipiente maturità biologica, furono confermati e rafforzati nel ruolo simbolico della cosmicità, della spazialità, dell’essere.

Gli alberi più vecchi

10. PATRIARCA DA FLORESTA

Santa Rita do Passa Quatro, stato di S.Paolo, Brasile.Santa Rita do Passa Quatro, stato di S.Paolo, Brasile.

Il suo nome scientifico è Rosa Jequitibà, appartiene alla specie Cariniana legalis, ha la base del tronco di ben 16 metri di circonferenza e con i suoi mirabili 3000 anni apre questa classifica. Secondo le tradizioni locali si pensa possa trattarsi di un albero sacro. Con la sua chioma abbraccia il cielo all’altezza di 50 metri dal suolo, quasi volesse (vista la massiccia deforestazione del Brasile) volare via dal rischio costante di abbattimento.

9. THE PRESIDENT

National Park della Sierra Nevada Meridionale, California, Stati Uniti.National Park della Sierra Nevada Meridionale, California, Stati Uniti.

È arrivato il momento di The President, la sequoia più antica e tra le più giganti del pianeta. Raggiunge 3266 anni di età, 75 metri di altezza e un volume di circa 1533 metri cubi così suddiviso: 1278 metri cubi di tronco e 255 metri cubi di rami. Il tronco è rivestito da una spessa corteccia di colore marrone ruggine; si eleva diritto bucando il cielo e scrutando da lassù il magnifico orizzonte con le cime innevate della Sierra Nevada.

8. ULIVO DI VOUVES

Località di Vouves, Creta, Grecia.Località di Vouves, Creta, Grecia.

Gli olivi sono alberi dal carattere frugale, molto resistenti a malattie e lunghi periodi di siccità. Questo famoso esemplare è alto 12,5 metri, ha un diametro massimo di 4,6 metri e ha messo radici circa 3500 anni fa. Il tronco è un groviglio meraviglioso che dà l’idea di una colata lavica solidificata nei secoli. È visitato da circa 20.000 persone l’ anno  e produce tutt’oggi buonissime olive.

7. ALERCE 

Ande, Cile centrale.Ande, Cile centrale.

Alerce è un maestoso cipresso della Patagonia (cupressoides Fitzroya) scoperto nel 1993. Questi cipressi sono caratterizzati da una ruvida chioma piramidale e un enorme tronco che cresce lentamente, appena un millimetro di circonferenza all’ anno, pur raggiungendo altezze notevoli anche sopra i 100 metri. Dopo un’attenta misurazione degli anelli si è giunti a fissare l’età di Alerce sui 3640 anni.

6. ULIVO DI LURAS

Luras, provincia di Olbia-Tempio, Sardegna, Italia.Luras, provincia di Olbia-Tempio, Sardegna, Italia.

Questo ulivo viene chiamato S’ozzastru (cioè l’olivastro per antonomasia, nome preciso di questo tipo di ulivo selvatico) e si trova vicino una chiesetta dedicata a San Bartolomeo. Il tronco rugoso, come il viso di un saggio anziano, presenta un’altezza di 8 metri, una circonferenza di 12 metri e con la sua età tra i 3500 e i 4000 anni è l’olivastro più antico d’Europa: una specie spontanea originaria del Medio Oriente dalla quale sono derivate molte varietà di ulivi da olio. Leggende locali narrano che questo albero era considerato luogo d’incontro degli spiriti maligni e perciò nei secoli lasciato in pace dagli abitanti della zona. Nel 1991 è stato dichiarato Monumento Naturale.

5. SARV-E ABARQU

Abarqu, provincia di Yazd, Iran.Abarqu, provincia di Yazd, Iran.

Cipresso più vecchio e molto probabilmente il più antico essere vivente dell’Asia. È conosciuto anche come Sarv zoroastriano o Cipresso di Zoroastro, il profeta che nell’antica Persia del VI secolo a.C. fondò lo Zoroastrismo, per molto tempo la religione più diffusa dell’Asia centrale. L’ età dell’albero è stimata tra i 4000 e i 4500 anni. In Iran è monumento nazionale protetto e costituisce una grande attrazione turistica, con una altezza di 25 metri e la circonferenza di 18 metri.

4. TASSO DI LLANGERNYW

Llangernyw, Galles, Gran Bretagna.Llangernyw, Galles, Gran Bretagna.

Questo albero, con la sua presenza maestosa, caratterizza tutto il sagrato della chiesa di San Dygain, e costituisce un elemento simbolico per l’intero villaggio di Llangernyw; nel 2002 è stato riconosciuto come uno degli alberi più importanti del Regno Unito. Si stima sia stato piantato in questo luogo nell’età del bronzo (dal 2100 al 750 a.C circa) e che abbia tra i 4000 e i 5000 anni. Oggi la circonferenza di base del tronco misura 10,75 metri.

3. METHUSELAH

White Mountains, contea di Inyo County, California, Stati Uniti.White Mountains, contea di Inyo County, California, Stati Uniti.

Il podio si apre con Methuselah (Matusalemme), nome che ne identifica la veneranda età: ma se il personaggio biblico visse appena 969 anni, l’albero ha tagliato il nastro dei 4.846 anni! Appartiene ad una particolare varietà di pini molto longevi, i Pinus longaeva appunto, o Intermountain of Western bristlecone pine, cioè pini dai coni setolosi. Molti credono sia l’esemplare nella foto qui sopra, con il legno chiaro a striature scure fiero di esibire tutti i segni del tempo e la posa cristallizzata nel vento..E invece no! Per la sua importanza in ambito di ricerche dendrocronologiche, si cerca di tutelarlo rivelandone solo la zona, ma la sua vera identità rimane un segreto.

2. PINUS LONGAEVA

White Mountains, California, Stati Uniti.White Mountains, California, Stati Uniti.

Non possiede un nome particolare perchè Pinus longaeva è il nome della sua specie (i pini dai coni setolosi come Methuselah) ma con i suoi 5064 anni ne rappresenta in assoluto l’esemplare più anziano. Nel 1950 gli fu eseguito un carotaggio, ma colui che estrasse il campione non ebbe la possibilità di datare il nucleo prima di morire. Perciò, come per Methuselah, il dato anagrafico emerge dalle misurazioni del 2012 di Tom Harlan, ed anche in questo caso l’identità del campione rimane segreta.

1. THE SISTERS OLIVE TREES OF NOAH

Località di Bacheale, Libano.Località di Bacheale, Libano.

Conosciute semplicemente come The sisters (Le sorelle), sono un gruppo di 16 ulivi che, dall’alto dei loro 6000 anni, si aggiudicano la medaglia d’oro in questa speciale classifica. Leggende popolari le legano ad origini bibliche: vengono chiamate infatti alberi di Noè, perché si sostiene abbiano fornito il ramo d’ulivo portato dalla colomba che torna a Noè annunciando la fine del diluvio universale. Si crede che si siano salvate dal diluvio grazie alla loro posizione a 1300 metri di altitudine. The sisters sono molto care alla gente del luogo che, riunendosi in un’associazione, negli anni è riuscita a mantenerle in buone condizioni nonostante il timido sostegno finanziario del governo. Tuttavia i ministeri della cultura e del turismo le hanno riconosciute come Sito di importanza nazionale, e da allora appaiono su francobolli e banconote libanesi. L’associazione provvede non solo a produrre ma anche a vendere l’olio derivante dalle olive, considerato molto buono e pregiato, assicurando così un apporto di denaro per i lavori manutentivi.

Esistono altri alberi molto longevi che meritano una menzione speciale.

JOMON SUGI

Foresta a nord del monte Miyanoura, Yakushima, Giappone.Foresta a nord del monte Miyanoura, Yakushima, Giappone.

È una conifera scoperta nel 1968 ad un’altitudine di 1300 metri. Rappresenta uno degli alberi più imponenti del Giappone (altezza di 25,3 metri e circonferenza del tronco di 16,4 metri), tanto che il luogo dove sorge è stato proclamato dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. Non rientra in classifica a causa di troppa incertezza sull’età: alcuni studiosi sostengono abbia circa 2100 anni, altri 5000 e altri ancora 7200, perciò può risultare più vecchio ma anche più giovane di altri sopra descritti.

CASTAGNO DEI CENTO CAVALLI

Parco dell’Etna, Catania, Sicilia, Italia.Parco dell’Etna, Catania, Sicilia, Italia.

Grazie ad una misurazione del 1780 che stabilì sui 58 metri circa la circonferenza dell’intero corpo della pianta, il maestoso castagno entrò nel Guinnes dei Primati. Il nome deriva da una leggenda che racconta della regina Giovanna d’Aragona con cento cavalieri e cento cavalli che, per ripararsi da un temporale, riuscirono a riunirsi tutti sotto l’enorme chioma del castagno. Secondo molti botanici ha tra i 2000 e i 4000 anni; anche in questo caso un’approssimazione troppo larga dell’età non consente di dargli un posto in classifica.

QUERCIA DI ABRAMO

Valle di Mamre, vicino a Hebron, Cisgiordania.Valle di Mamre, vicino a Hebron, Cisgiordania.

Adorata da secoli, la quercia di Abramo, sorge nel luogo dove i tre angeli avrebbero promesso un figlio ad Abramo, padre fondatore di Israele (L’apparizione di Mamre, Genesi, Capitolo 18). L’età di questa quercia del monte Thabor (chiamata anche La Quercia di Sibta) è stabilita attorno i 5.000 anni, e si pensa possa essere l’esemplare superstite di una foresta che un tempo ricopriva l’intera regione. La leggenda narra che la pianta morirà prima dell’arrivo dell’Anticristo. È posta fuori classifica per il suo stato di salute precario: il tronco principale si è seccato nel 1996, due anni dopo è spuntato un nuovo ramo ma non si può parlare ancora di effettiva ripresa.

THE SENATOR

alberi-piu-longevi-qBig Tree Park, Longwood, Florida, Stati Uniti.

Il Senatore era il più vecchio cipresso calvo della Florida (chiamato così perché in autunno perde gli aghi), dell’altezza di 38 metri e diametro di 5,3 metri. Purtroppo il 16 Gennaio 2012 è stato distrutto da un incendio. Il magnifico albero merita di essere ricordato insieme a tutti gli altri, perché solo poco tempo fa, coi suoi 3500 anni sarebbe entrato a tutti gli effetti in classifica.

CASI SPECIALI

È quasi da non credere ma nel nostro sorprendente pianeta esistono piante ancora più antiche di quelle citate, ma troppo particolari per rientrare nella stessa classifica. Sono le cosiddette piante con riproduzione vegetativa clonale (che non necessita di organi maschili e femminili come succede per gli alberi precedenti), una forma di propagazione asessuata che avviene naturalmente in organismi vegetali capaci di produrre uno o più cloni dello stesso individuo.

Tra i vegetali clonali, i più longevi scoperti fino ad oggi sono i seguenti:

Old Tjuikko

Fulufjällets National Park, Svezia.Fulufjällets National Park, Svezia.

Old tjuikko è stato scoperto dal professore di geografia fisica Leif Kullman (dell’ Università svedese di Umea) che gli ha dato questo nome in ricordo del suo cane. Si tratta di un esemplare di abete rosso norvegese che per millenni è rimasto un arbusto. Il tronco ha solo 600 anni e nel secolo scorso, con il riscaldamento globale della Terra, è cresciuto molto, diventando un albero alto 5 metri. Dopo varie analisi delle radici col metodo del carbonio-14 in un laboratorio di Miami in Florida, si è giunti a decretarne la straordinaria età di 9.556 anni! In pratica ha messo radici verso la fine dell’ultima era glaciale. È sopravvissuto nei millenni grazie ai processi di propagazione clonale secondo i quali, se rimane vivo l’apparato radicale, può avvenire lo sviluppo di un nuovo tronco anche dopo la morte del vecchio. L’identità del campione analizzato è mantenuta segreta.

Jurupa

Contea di Riverside, California, Stati UnitiContea di Riverside, California, Stati Uniti

È un’insolita quercia, scoperta nel 2009 da ricercatori dell’università di Davis, che si trova su una collina della California e ha la bellezza di 13.000 anni. Attraverso lo studio degli anelli di crescita si stima che cresca molto lentamente, circa 1,2 millimetri l’anno. Appartiene alla specie Quercus palmeri ed è stata chiamata Jurupa dal nome del territorio in cui si trova, cioè i rilievi omonimi della contea di Riverside. Unica nel suo genere si compone di tanti arbusti, tutti cloni l’uno dell’altro che producono ghiande sterili. Test sulla genetica confermano che il gruppo di cloni abbia avuto origine da un singolo individuo iniziale. Copre una larghezza di circa 25 metri e si sviluppa tra rocce di granito, confondendosi con la macchia tipica dei deserti nordamericani. Questo strano modo di crescere le ha permesso di sopravvivere nei millenni alle più svariate situazioni climatiche: gelo, siccità, incendi, tempeste e forti raffiche di vento.

Lomatia Tasmanica

Isola di Tasmania, Australia.Isola di Tasmania, Australia.

È chiamata anche L’agrifoglio del re: un agglomerato di cespugli che a prima vista sembra una comunità di individui distinti e invece, dopo analisi del DNA, è stato accertato che si tratta di un unico individuo che si sviluppa per oltre 1 km. Alcuni botanici australiani sostengono sia l’essere vivente più longevo della Terra, dalla stupefacente età di 43.600 anni! Ciò significa che era già in vita prima dell’ultima era glaciale. La datazione è stata stabilita analizzando un fossile dello stesso esemplare rinvenuto in zona. È conosciuta come una pianta dalla fibra forte, ma anche gli individui clonali col tempo si degradano; in questo caso si crede abbia giocato in positivo il fatto che cresca in una terra isolata e tranquilla, distante dalla civiltà.


bibliografia : immagini reperite in rete e materiale testologico dai seguenti siti, il tutto raccordato da note personali