La birra

Considerato che ormai siamo in piena estate cosa meglio di una bella birra ghiacciata! Beh, allora sorbitevi 😉 questa “bevuta”

La parola birra deriva dal latino bibere (bere), e la radice della parola spagnola cerveza deriva da Ceres, la dea greca dell’agricoltura.

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ORIGINI

Le origini della birra sono antiche e risalgono a circa 13.000 anni fa, quando l’uomo cessò di condurre una vita da nomade e si stabilì in maniera fissa sul territorio, cominciando a coltivare cereali come il frumento. Le prime testimonianze nella storia della preparazione di una bevanda simile alla birra da parte dei Sumeri, gli abitanti della fertile fascia di terra tra il Tigri e l’Eufrate, sono datate all’incirca a 6.000 anni fa. Si narra che il processo di fermentazione fu scoperto per puro caso; sebbene nessuno sappia con precisione come accadde, si suppone che del pane o del grano macinato fu lasciato per sbaglio ad inumidire. Successivamente il pane cominciò a fermentare trasformando la mollica in una pasta inebriante. Un bassorilievo sumero riporta la descrizione del processo di creazione della birra; si può notare dell’orzo, del pane cotto e successivamente inumidito nell’acqua per formare una poltiglia ed infine una bevanda con la proprietà di “fare stare bene chi la beveva”. Può darsi che il pane fosse cotto per favorirne la conservazione ed il trasporto.

Monument Blau   Monument Blau

Sulla base di questi rinvenimenti si suppone che i Sumeri siano stati la prima popolazione civilizzata della storia capace di produrre birra, bevanda che, oltre ad esser bevuta, veniva offerta in dono agli Dei; è stato scoperto infatti un vero e proprio inno alla dea della birra Ninkasi, il cui testo altro non è che la ricetta su come produrre birra.
Dopo la caduta dell’impero sumero nel 2000 A.C. la Mesopotamia divenne terra dei Babilonesi, che assorbirono la cultura e l’arte di produrre birra; le testimonianze ci dicono che questa popolazione ne produceva ben 20 varietà. Di cui 8 di puro frumento, 8 di puro orzo e 4 derivate da una mistura di vari cereali.

La birra babilonese : il sikaru

Traduction des pictogrammes

A quel tempo la birra era torbida e non filtrata, perciò la birra veniva bevuta con la cannuccia, per evitare che i residui molto amari si depositassero sulle labbra. Tale fu la sua importanza nella società babilonese che il re Hmmurabi inserì una legge nel suo famoso codice che stabiliva la quota massima di birra concessa giornalmente agli abitanti, che variava, a seconda della classe sociale, dai 2 ai 5 litri. Nella storia la birra divenne anche merce di scambio; veniva infatti barattata con orzo ed altri cereali. Tuttavia non poteva essere venduta; si narra che Hammurabi condannò all’annegamento una donna per aver venduto la propria birra in cambio d’argento. La pena dell’annegamento era destinata anche a chi servisse della birra non buona.

Gli Egizi proseguirono nella tradizione birraria, migliorandone la tecnica ed affinando il gusto del prodotto. Certe popolazioni del Nilo, chiamate Fellahs, producono tutt’oggi la birra secondo la tradizione. L’importanza della birra nell’antico Egitto fu tale che spinse gli scriba a coniare un nuovo geroglifico che indicava il “mastro birraio”. In Egitto si attribuisce la scoperta della birra ad Osiride, protettore dei morti, legando la bevanda all’immortalità. A tal riguardo, i più ricchi si facevano costruire veri e propri birrifici in miniatura nelle loro tombe. Le stesse tasse venivano pagate con anfore di birra. Questa veniva chiamata Zythum.

Immagine correlata

La birra continuò ad esser prodotta anche da Greci e Romani. Plinio parla della popolarità della birra nel bacino del Mediterraneo ancor prima del vino e della vite. Ad ogni modo, sebbene a Roma la birra fu considerata una bevanda barbara e soppiantata dal nettare degli dei, il vino (e dal suo dio, Bacco), questa continuò ad esser prodotta negli altri territori dell’Impero dove risultava difficile coltivare le viti ed ottenere vino. In Italia furono gli Etruschi i primi a bere e produrre birra (“pevakh”) contagiando anche i Romani. Seppur era netta la predominanza della cultura vinicola, ragguardevoli personaggi della loro società diventarono accaniti sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che una volta tornato a Roma nell’83 dopo Cristo si portò tre mastrobirrai da Glevum (l’odierna Gloucester) e aprì il primo “pub” della nostra Penisola.
Tra i cosiddetti popoli barbarici si trovavano i più strenui bevitori di birra, i Germani e i Celti. In Irlanda esiste una leggenda nella quale si narra che il paese conquistò la propria libertà, solo quando l’eroe Mag Meld riuscì a strappare ai perfidi mostri Fornoriani il segreto della fabbricazione della birra, la bevanda che li rendeva immortali. In Germania nell’anno 1000 nacque la figura del mastro birraio e nell’Europa settentrionale la birra iniziò ad essere prodotta industrialmente. Nel 1516 venne emanato il REINHEITSGEBOT, ossia l’editto sulla purezza, nel quale era presente la codifica definitiva sulla produzione della birra: poteva essere fatta solo con malto d’orzo, luppolo e acqua (non citando ancora il lievito che iniziò ad essere utilizzato agli inizi dell’800).

In Inghilterra si diffusero moltissimo i pub e le birrerie, ma era ancora l’unica regione in cui non si utilizzava il luppolo. Qui la birra diventò bevanda nazionale in quanto l’acqua usata per la sua produzione veniva bollita e sterilizzata. Ciò rappresentava una garanzia in un periodo in cui l’acqua era spesso infetta. Nel 1620 la birra varcò l’oceano assieme ai Padri pellegrini e giunge sino alle coste americane, mentre in Europa una serie di scoperte cambiò il modo di produrla, facendo in modo di poterla produrre tutto l’anno e di conservarla più a lungo, ma si basavano tutte sul sistema di alta fermentazione.

Birra e birrificazione nel Medioevo

Fino al Medioevo, il processo di birrificazione era appannaggio delle sole donne. Le prime donne babilonesi che produssero birra erano infatti sacerdotesse del tempio. Veniva prodotta la birra “leggera”, adatta ad esser consumata quotidianamente, e la birra ad alto contenuto alcolico, destinata alle occasioni speciali. Lentamente questa prerogativa svanì man mano che la birra cominciò ad esser prodotta nei monasteri, che operarono un decisivo salto di qualità nella produzione della bevanda introducendo anche alcuni nuovi ingredienti, tra i quali il luppolo. Pian piano la birrificazione divenne un’attività prettamente maschile; i monaci migliorarono il gusto ed i valori nutritivi delle loro birre, che affiancavano a pasti frugali, essendo permessi fino a 5 litri giornalieri a testa. In poco tempo i monaci cominciarono a produrre molto più del necessario, e cominciarono perciò a vendere la propria eccedenza; con l’indebolimento della chiesa la birrificazione fu eseguita da coloro che prima si limitavano a commerciare. La birra era consigliata perché considerata più salutare dell’acqua che, al tempo, era spesso contaminata. Col passare del tempo il luppolo cominciò ad essere utilizzato nella birrificazione, contribuendo nella conservazione della birra ed aggiungendo freschezza al gusto, sostituendo il “Grut”, una mistura composta tra l’altro da bacche di ginepro, prugnolo, corteccia di quercia, assenzio, seme di cumino selvatico, anice, genziana, rosmarino, che giocò un ruolo nefasto nella storia della birra. Spesso le erbe utilizzate per il Grut erano velenose, allucinogene o mortali; gli inspiegabili decessi fondarono la credenza che esistessero delle Streghe della birra, che cominciarono ad esser perseguite durante l’Inquisizione.

I frati trappisti

L’ordine dei Trappisti ha avuto origine nel monastero cistercense di La Trappe, in Francia. Nel 1664 l’abate di La Trappe, reputando troppo liberali i comportamenti dei monaci cistercensi, decise di introdurre una serie di nuove regole più severe da adottare all’interno dell’abbazia (fra le quali l’obbligo di bere solo acqua) facendo così nascere il nuovo ordine (detto della “stretta osservanza”). Col passare del tempo però le regole sono andate rilassandosi e nel diciannovesimo secolo in numerosi monasteri francesi che seguivano la “stretta osservanza” veniva prodotta birra. I trappisti erano solo uno fra i tanti ordini monastici a produrre birra per finanziare il proprio sostentamento, ma erano sicuramente fra i più attivi: c’erano almeno sei birrerie trappiste in Francia, sei in Belgio, due nei Paesi Bassi, una in Germania, una in Austria e probabilmente anche in altri paesi. In seguito alla rivoluzione francese e alle guerre mondiali però la maggior parte di questi monasteri andò distrutta. Nonostante ciò la popolarità delle birre Trappiste continuò a crescere, tanto che numerose birrerie non autorizzate cercarono di sfruttare commercialmente il logo, obbligando i monaci a prendere provvedimenti e a far nascere l’Associazione Trappista Internazionale. Si definisce birra trappista una birra brassata da monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo. Dei 176 monasteri trappisti nel mondo (dati gennaio 2015), solo undici producono birra (sei in Belgio, due nei Paesi Bassi, uno negli Stati Uniti, uno in Austria e uno in Italia). Solo queste undici birrerie sono autorizzate a etichettare le loro birre con il logo Authentic trappist product (“Autentico Prodotto Trappista”) che indica l’osservanza di una serie di regole stabilite dall’Associazione Internazionale dei Trappisti. Le birre trappiste ufficiali sono la Achel, Chimay, Orval, Rochefort, Westvleteren, Westmalle in Belgio, La Trappe e la Zundert in Olanda, la Engelszell in Austria, la Spencer in U.S.A. e la Tre Fontane in Italia.

Alchimia

   aria + acqua = germinazione

   acqua + calore = saccarificazione

   calore + aria = fermentazione 

 

Il fuoco

Durante la stufatura ma anche sotto la caldaia durante la miscelazione.

L’acqua

Durante l’impasto e la miscelazione per rendere solubile l’amido del malto.

  
L’aria

Per la fecondazione del mosto da parte dei lieviti selvaggi portati dal vento.

La terra

La forma dell’orzo, materia prima della birra nata dalla terra.

LO SVILUPPO INDUSTRIALE

Lo sviluppo industriale provocò agli inizi del XIX sec. un enorme miglioramento nella birrificazione; due invenzioni rivoluzionarono particolarmente il processo. La prima è il motore a vapore di James Watt e la seconda è la refrigerazione artificiale di Carl von Linde, che permise di produrre birra eccezionale anche in estate. L’invenzione di Watt applicata al processo di birrificazione creò un nuovo tipo di Birrifici, che si autodefinirono Birrifici a vapore, mentre la refrigerazione di Linde permise di mantenere i 4-10 gradi centigradi necessari per produrre una buona lager, cosa prima attuabile solamente con l’impiego di grossi blocchi di ghiaccio o disponendo di celle fredde e profonde. L’impianto di raffreddamento di Linde fu adottato per la prima volta in un birrificio di Monaco. Importanti scoperte scientifiche furono inoltre fatte da Louis Pasteur, che pubblicò nel 1876 un trattato sulla birra dal titolo “Etudes sur la Bière”.
Un’ulteriore scoperta va attribuita allo studioso danese Christian Hansen, che isolò una singola particella di lievito, riuscendo successivamente a riprodurne i microrganismi in una coltura artificiale, aumentandone la purezza e perfezionando il gusto della birra.
Sul piano economico va citato il forte impatto che il prezzo della birra e gli effetti di una sua seppur minima variazione; ad esempio, nel 1888 i cittadini di Monaco insorsero quando questo aumentò. Nel 1964 in Germania i barili in legno furono sostituiti da taniche in metallo, più funzionali dal punto di vista tecnico in quanto più semplici da pulire, riempire, tappare, chiudere e trasportare.

Le tipologie di birra, o più correttamente “stili“, sono veramente numerose e assai diverse tra di loro. Per comodità sono solitamente suddivise in tre grandi categorie: a fermentazione bassa, alta e spontanea.


STILI DI BIRRA A BASSA FERMENTAZIONE

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Per produrre birre a bassa fermentazione si utilizza un ceppo di lievito denominato Saccharomyces Carlsbergensis, il cui nome deriva dal birrificio Carlsberg che per primo lo analizzò in laboratorio nel 1800. E’ un lievito che lavora a temperatura molto basse, tra 5 e 15 gradi, tende naturalmente a depositarsi sul fondo del fermentatore e a “flocculare” ovvero a compattarsi piuttosto che a disperdersi nel mosto. Le birre a bassa fermentazione presentano un sapore più pulito in cui spiccano soprattutto gli ingredienti primari come il malto e il luppolo. La maggior parte delle birre commerciali appartiene a questa categoria.

  • Lager Stile caratteristico della Germania, sono birre di colore chiaro, dal giallo paglierino al giallo dorato, volume alcolico tra 3 e 5°. Schiuma di colore bianco, persistente e voluminosa. Sapore di malto e luppolo, esteri assenti. Luppolatura moderata. Molto carbonata.
  • Pilsner (Pils) Prendono il nome dalla città della Repubblica Ceca Plzen in cui furono prodotte per la prima volta. Prodotte con un acqua molto leggera e povera di minerali tipica della regione, hanno un corpo molto sottile, colore giallo dorato, schiuma bianca, compatta e persistente, volume alcolico tra 4 e 5,5°, carbonatazione elevata.
  • Helles E’ un tipo di lager dal volume alcolico leggermente più elevato prodotta per lo più in Baviera.
  • Bock E’ una birra chiara, colore dal giallo dorato al ramato, dal tenore alcolico più elevato di una lager e compreso tra 6 e 7°. Corpo medio, aroma di malto predominante con possibili note di caramello. Finale secco e pulito.
  • Marzen Deve il suo nome al periodo nel quale viene prodotta, marzo appunto, per essere poi consumata a ottobre nel celebre Octoberfest. Tipica della Germania e della Baviera, ha solitamente colore chiaro e gradazione contenuta, attorno ai 5°.
  • Dunkel Birra tedesca dal colore variabile dall’ambrato al bruno, tendente al dolce e dal tenore alcolico definito dal BCJP tra 4,2 e 6°.
  • Rauchbier E’ prodotta con malto affumicato su legno di faggio che, oltre a conferire un colore scuro, dona allo stile un inconfondibile aroma di affumicato. Colore variabile dall’ambrato al nero.
  • Zwickel Deve il suo nome ai rubinetti che venivano posti fuori dalla botte per assaggiarla e testarne lo stato di fermentazione. Le zwickel non sono filtrate nè pastorizzate e devono essere consumate in fretta per evitarne il deperimento.
  • Zoigl Sono così chiamate le birre prodotte nell’Alto Palatinato nei birrifici comunali. Alcune città mettono infatti a disposizione degli abitanti un birrificio pubblico presso il quale le famiglie possono produrre la propria birra. Il mosto è trasportato nelle singole case per la fermentazione, quindi venduta al pubblico nelle case stesse, trasformate in inusuali birrerie. Per farsi riconoscere, le case in cui la zoigl è disponibile espongono sull’uscio una stella a sei punte, la zoigl appunto.

STILI DI BIRRA AD ALTA FERMENTAZIONE

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Le birre ad alta fermentazione sono invece prodotte quasi esclusivamente con il ceppo di Saccharomyces Cerevisiae, un lievito che lavora a temperature più alte del suo cugino Carlsbergensis, tra 16 e 28 gradi. Il Cerevisiae tende a salire e coagularsi in superficie, è meno flocculante e ha un capacità di fermentazione inferiore. Produce una gran quantità di esteri, apportando alla birra aromi di frutta, fiori o spezie a seconda dei casi.

Stili di birre inglesi – ALE

  • Mild La mild è uno stile nato nel 17° secolo in Inghilterra, indicava una birra di corpo e gradazione contenuta, tra 3 e 3,6°, giovane, fresca e non invecchiata. Al giorno d’oggi, la mild è una birra di colore bruno scuro, dal corpo molto leggero e gradazione altrettanto contenuta. Sentori di caramello e nocciola, ha un contenuto zuccherino molto elevato.
  • Brown Ale Stile inglese molto simile alla mild ma dal tenore alcolico più elevato. Il suo colore marrone è dovuto all’uso di un particolare tipo di malto “Brown”. Ci sono due principali tipologie di Brown Ale che possono essere più dolci e maltose, oppure con un amaro più spiccato.
  • Scotch Ale Tipiche, ovviamente, della Scozia, chiamate anche Wee Heavy, hanno un sentore alcolico più elevato delle Brown Ale. Si dividono in 3 tipologie: Light 60, Heavy 70, Export 80, con gradazioni via via crescenti. Sono solitamente secche e pulite, con un buon sentore di malto.
  • Pale Ale E’ uno stile originario dell’Inghilterra affermatosi all’inizio del 1700. Il nome deriva dal suo colore più chiaro rispetto alle birre usuali dell’epoca, dovuto ad una nuova tecnica di essiccazione a carbone del malto.
  • India Pale Ale Il nome, spesso abbreviato in IPA, è dovuto alla fatto che questa particolare tipologia di Pale Ale fosse destinata all’esportazione nella colonia inglese dell’India. Per affrontare il viaggio lungo e turbolento, era conferita alla birra una maggiore alcolicità ed una luppolatura più spinta. Il luppolo come l’alcol infatti possiede delle proprietà antibatteriche che migliorano la conservazione.
  • American Pale Ale Nata negli Stati Uniti degli anni ’80 del Novecento quando i birrai a stelle e strisce iniziarono ad utilizzare i meno costosi luppoli autoctoni rispetto ai più cari luppoli di importazione europea per la produzione delle loro ale. Birra generalmente prodotta in dry hopping, ha un corpo medio, colore dal giallo paglierino all’ambrato, alcol tra 4 e 6°.
  • Black India Pale Ale Si differenzia dalle Pale Ale per l’utilizzo di malti torrefatti che le conferiscono il colore nero.
  • Porter Birra di origine inglese, di colore bruno quasi nero, leggera e poco alcolica, prodotta con malti torrefatti che le conferiscono leggere note di nocciola e caffè. Si differenzia dalla stout per il colore leggermente più chiaro, un sentore meno intenso di torrefatto, corpo più leggero e una nota di acidulità.
  • Stout Birra dal corpo intenso, sentore di affumicato (caffè, cioccolato) molto decisi. Si possono differenziare diversi tipi di stout: Dry Stout, una versione più secca; Sweet Stout o Milk Stout prodotta con l’aggiunta di zuccheri non fermentabili come il lattosio; Outmeal Stout, prodotta con l’avena che conferisce un carattere più morbido; Oyster Stout, di recente introduzione e prodotta con l’utilizzo di ostriche lasciate in immersione nel fermentatore; Coffee Stout, prodotta con l’utilizzo di chicchi di caffè in dry hopping per accentuare le note affumicate.
  • Imperial Stout Chiamata anche Russian Imperial Stout, è una variabile della stout destinata all’esportazione in territorio russo, dove era particolarmente apprezzata. Colore nero, sentori di caffè, affumicato e cioccolato molto spinti.
  • Barley wine Letteralmente “vino di orzo” è una birra corposa ad altra gradazione, lasciata spesso maturare per diversi mesi in botti di legno. Molto spesso viene prodotta con il metodo del no-sparge, attraverso il quale si ottiene un mosto molto più concentrato e zuccherino che porta ad una birra finale più alcolica. Liquoroso e dolce, ha spesso un colore ambrato carico – bruno.
  • Old Ale Trattasi di una strong ale fatta maturare in botte che assume molti dei caratteri “barricati” (legno, ma anche, sour, lattico, cuoio, ferroso). Da ambrato carico a scuro intenso, può essere prodotta con l’uso di malti torrefatti o l’aggiunta di melassa.
  • Golden Ale Birra di colore giallo dorato, alcol contenuto tra 4 e 5,5°, mediamente amara e luppolata, di origine inglese. Finale secco, molto beverina.

Stili di birra belga

  • Saison Deve il suo nome alla particolare stagionalità: era infatti prodotta in autunno ed inverno affinchè potesse essere consumata dai contadini nel periodo estivo. E’ infatti particolarmente rinfrescante e dissetante. Contenuto alcolico da 5 a 7, luppolatura più spinta e amaro marcato. La sua caratteristica principale è l’odore speziato prodotto grazie all’utilizzo di coriandolo o di bucce d’agrumi.
  • Blonde Ale Tra 3,8 e 5,5° di alcool, colore giallo paglierino o dorato. Birra di ispirazione belga molto simile alle golden ale. Profumo di luppoli, al gusto fruttata e leggermente maltata. Molto beverina.
  • Belgian Pale Ale Birra di influenza britannica prodotta in Belgio a partire dal 18° secolo sopratutto nella zona di Anversa. Colore ambrato, aroma fruttato e speziato. Leggero tocco di malto e tostato. Alcol tra 5 e 5,5°.
  • Belgian Strong Ale Con questa definizione si indicano una serie di stili belgi ad alta gradazione alcolica come: Blond Ale, Dubbel, Tripel, Dark Strong Ale.
  • Biere de Garde Letteralmente “birra da cantina”, veniva tradizionalmente prodotta all’inizio della primavera e conservata in celle sotterranee per un suo consumo durante la stagione estiva. Rispetto alla Saison è più dolce e maltata oltre ad essere priva dell’aroma speziato e della sua asprezza.
  • Dubbel Birra in stile “abbazia” prodotta per la prima volta dal monastero cistercense di Westmalle nel 1856. E’ una birra prodotta con l’uso di zucchero candito, responsabile del suo colore bruno. Buon corpo, tendente al dolce, alcol tra 6,5 e 7°.
  • Tripel Classico stile belga. Birra dal colore giallo dorato carico, molto alcolica e secca.
  • Blanche o Witbier Letteralmente “birra bianca” a causa del suo colore giallo paglierino molto spento. E’ una birra di frumento.

STILI DI BIRRA A FERMENTAZIONE SPONTANEA

Birra Lambic

Le birre a fermentazione spontanea sono prodotte utilizzando lieviti che non appartengono nè al ceppo Carlsbergensis nè a quello Cerevisiae. Questi batteri e funghi possono essere inoculati direttamente dal birraio o raggiungere il mosto per contatto naturale con l’ambiente circostante, ad esempio praticando una “fermentazione aperta“, in cui il fermentatore è privo del coperchio. Il birrificio Cantillon di Bruxelles è probabilmente il più celebre esempio di questo secondo caso.

  • Lambic La lambic è una birra acida di bassa gradazione. E’ uno stile ottenuto attraverso la fermentazione di lieviti cosiddetti “selvaggi”: brettanomiceti, acetobacter, lattobacilli. L’inoculazione avviene solitamente attraverso la fermentazione aperta, ovvero lasciando la birra a diretto contatto con l’aria per un certo periodo di tempo, permettendo che i lieviti naturali presenti nell’ambiente “infettino” il prodotto. Si pensa che il lievito impregnasse l’aria della città a causa delle colitivazioni di ciliegie presenti in passato nelle campagne circostanti, sulle bucce delle quali viveva. Scomparse oggi le piantagioni, il lievito continua a vivere sui muri e nelle travi dei birrifici che ancora producono questo stile. La lambic viene prodotta con un mix di malto di frumento e malto di orzo, luppolo invecchiato un paio di anni perchè contribuisca a stabilizzare la birra ma non conferisca amaro, quindi fermentata in botte e invecchiata per almeno un anno. La lambic non presenta schiuma e la carbonatazione è praticamente assente.
  • Gueuze o Geuze è un blend di diverse lambic, solitamente una più giovane e una invecchiata. Ha maggiore complessità, carbonatazione e dolcezza rispetto a quest’ultima grazie al contributo della parte giovane. E’ anche soprannominato lo Champagne di Brusseles.
  • Flemish Le birre in stile flemish si differenziano in due categorie abbastanza diverse tra loro: West Flanders Red (Flemish Red) e East Flanders Brown (Flemish Brown o Oud Bruin). Come dice anche il nome sono prodotte nella regione belga delle Fiandre, una nella parte occidentale, l’altra in quella orientale. Sono entrambe fermentate con lieviti selvaggi quali lattobacilli, inoculati direttamente o attraverso il contatto con l’aria o strumentazioni contaminate (ad es. botti). La differenza risiede nella seconda fermentazione che per le Flemish red è effettuata in botti di legno, per le Flemish Brown in fermentatori di acciaio. Questo rende le Flemish Brown meno acide e più maltose rispetto alle loro “cugine” occidentali.
  • Faro E’ una lambic alla quale viene aggiunto in seconda fermentazione zucchero candito scuro, il che rende la birra più dolce e ramata.
  • Kriek E’ una lambic alla quale sono state aggiunte ciliegie (solitamente sotto forma di purea). Alcune marche commerciali utilizzano sciroppi al posto delle ciliegie per rendere la birra dolce.
  • Frambozen E’ una lambic alla quale sono stati aggiunti i lamponi.

Beh dopo questa lunga carrellata di notizie non mi rimane che “offrirvi” una buona birra da gustare con maggiore consapevolezza e piacere.


bibliografia : immagini reperite in rete e materiale testologico dai seguenti siti, il tutto raccordato da note personali

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43 pensieri su “La birra

  1. davvero ricco ed esaustivo questo tuo approfondimento sulla birra. Dopo aver letto questo articolo viene davvero voglia di andare in un pub e ordinarne una (:-)) Ho scoperto anche da dove deriva la parola, o meglio il marchio Ceres. Una coincidenza? Non credo, sarà stato studiato a tavolino (:-))
    Buona giornata.

    Mi piace

    1. io invece mentre scrivevo ero in compagnia di una buona Lupulus (birra triple belga) :). Riguardo al nome Ceres è tutto studiato Max, il marketing non conosce coincidenze
      ciao

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  2. Grazie a questo tuo interessante e spumeggiante post ho scoperto che diversi poeti e letterati hanno dedicato pensieri e versi alla birra. Ne metto qui alcuni .

    “La birra ha un buon sapore in gola, freddo e amaro, ed i tre ragazzi e la birra e la gratuità della situazione mi fanno sentire bene e ridere sempre. Rido, e il mio rossetto lascia una macchia rossa come una falce di luna insanguinata sulla parte superiore della lattina di birra”(Sylvia Plath)

    Riempi d’ambra e crem sia sposa!
    Berrò ancora un’altra pinta,
    tal vision risalgon briose
    dove stanza tien la mente.
    Le più strane idee e più strambe
    nascon, poi scompaion via.
    Pure il tempo ha le sue gambe?
    Non mi Importa! Birra sia!
    Edgar Allan Poe.

    “Non è la birra una santa libagione di sincerità? La pozione che dissipa ogni ipocrisia, ogni sciarada di belle maniere?(Milan Kundera)

    W la birra, dunque!!! 🙂

    Liked by 2 people

            1. allora d’estate assolutamente birra, d’inverno qualche buon bicchiere di vino e dopo cena spesso un goccino di rum (provenienza Contea del Demerara – Guyana quando riesco a trovarlo) e un buon sigaro 🙂

              Mi piace

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