Erano logiche connessioni
i debutti e le teorie sul mestiere dei vicoli,
quando un gelato era di corsa
bastava il cielo per essere misura
a breve impatto d’ombra.

Quando mostrarsi onda
indicava soltanto un gioco di mare
l’urgenza era viaggio,
amore da stravolgere e farne destino.

Vorrei ancora l’emozione di un giovane giardino,
l’intuizione del volo al primo schiocco d’ala
con quell’immensità d’aria
che solo agli occhi diviene presenza.

E vorrei abituarmi al risveglio
in un battito reso attimo, alla maniera dell’acqua,
mosso dalla sottile ironia del vento.

Oltre l’incedere della libellula,
col soffio a prima pelle
tra l’odore ballerino dei campi.

E prima che sia grano l’incontro del tempo.

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