Fu ad est che le mani trovarono
in simpatia il vento.
E nel fiore di un semplice impatto d’aria
furono il fragore della finestra,
l’albero in piena radice.

Ma solitudine dentro un passo
non scelse magia e fu inutile voce la sosta.
Quando venne al pomeriggio
col senso dimenticato del tempo.

In quella breve ricerca di foglie,
dove panchine sono le sedute in grazia,
poche altre cose capitano come l’acqua.

Stese ai panni di ringhiera
le parole vissero il tempo in un respiro senza più corsa,
il volo degli uccelli
si limitò al nome e per un po’ il cielo
trovò negli occhi l’inchiostro in cui resistere.

Mentre sui pontili si rincorsero i segni del sale
e qualche rumore di scogli
si abituò alla luna cedendo in lontananza
l’imperfezione dei messaggi.

Poi, verso sera, la resa capitò come fosse universo.

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