Alla pioggia si paga l’urgenza dell’attimo
e poche preghiere si salvano,
da alcune storie d’autobus
i vetri sanno di vivere attraverso gli occhi.

Del resto l’acqua va per nuove sponde
come un temporale impaziente,
che resta agli alberi in odore per capitare ancora.

Sulle foglie, dentro un luogo di passo,
i vecchi nomi in processione
si assottigliano tra panchine ingaggiate
e alcune fatalità in pensione.

La strada invece è un’esperienza di lampioni,
strani tragitti che vendono latitudini
nello spazio di qualche striscia.

Sui cartelloni un abbattimento di luce
ricorda il baciamano delle stelle.
Mentre la città fugge via e solo il cielo
resiste alla lontananza degli uccelli.

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