Sei all’alba l’assenza del volo,
albero abbattuto tra i rami in grazia
quando a sera arroventi i miei occhi,
sei mani allungate e musica antica
quando mi si accende bellezza
e stringo raggi di miele.

Perché mi nacque soglia
tra i sogni di padre, oro e melograno
tra rilievi di giacca in odore
e altezza lucente da raggiungere d’amore.

Quando il taglio rimarca impronte
come destino dentro un gesto troppo assegnato
in quell’inverno di nuvole stanche,
e ancora foto a strisce e derive a lacrime
per non piangere di troppo cuore.

Ora che la finestra m’impone
note a spartire vuoto
solo uno sguardo dimesso e dimenticato,
osso di cane al guinzaglio
per non curarmi di nessuna meta
e qualche passo di pini che mi segna il tempo
a meridione.