Che senza tempo non si riesce a stare,
proprio come all’acqua che non si sa di abitare.
Insieme all’infinito di un volto al vento,
sempre da quelle parti dove gli alberi non sono mai stanchi
proprio come negli ’80.

E chiudo gli occhi per vedere gli ultimi anni,
i santi presso il campanile, i resti
di un sole inventato in viale.
Tra le canzoni d’amore, in cerca di qualcosa di unico,
sottili e sparsi tra le facciate di mare.

E pochi nomi che non facevano rumore,
accecati dall’età senza significato
che ci ha fatto innamorare.
Bar confessati alla quantità di pioggia smarcata
e vite senza precedenti
ma con le tracce sacre di un soffio da amare.

A sud di un profondo stare, dove all’indifferenza
le speranze esistevano come case riempite a vicoli,
a sud di un profondo arido e senza fianchi
che di sera favoriva ogni pallida strada.

Dove saranno i viaggi da improvvisare,
qualcuno dirà che sono passati per dettagli,
che non c’era alternativa all’essere imperfetti
ma a poche scelte si sa di appartenere
quanto ubbidire ad un giardino a cui ritornare.

 

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