I passi vivono di malintesi,
vanno senza fermata, consumati
tra la gente affollata, scendono a rate.
Come gli anni di un marciapiede
malamente impiegato.

Avanzano come arrangiamenti,
caduti dal tempo,
di chi ha solo una stanca cronaca
da presentare al caos di ogni giornata.

E non sempre
riguardano un primo piano di strada.
Qualche corsa, una banale direzione,
pochi sogni
che la luna approfondisce appena.

I passi sono gli occhi tristi ancora da incantare,
l’idea perduta del senso,
due o tre regali con la paura della pioggia
più in là di una persiana.

Mentre il cielo accade, quasi sempre per passare.