a pareggiare gli anni
mi ricordo i fianchi sorpassati in tempo
spesso senza troppo vento intorno
qualche passo indietro
due muri da scontare e la voce tra le gambe
ogni volta che veniva strada

per luoghi riempiti appresso notte,
mandati a chiedere bottega
con parole di sale capitate appena
fuori ad altri vuoti a richiamo
che scendevano come la pioggia,
negli occhi, all’altro capo di un punto
chiamato mare

e proprio quando il sole arrivava
dove non esisteva più porto
e l’attesa si vestiva di qualche ciao
per dire ci vediamo domani,
come se domani fosse qualcosa
da rivendicare

anche quando il viale era solo un modo
per contare gli alberi,
in fila a piccole fughe quotidiane
non avendo altro che qualche anno
a disposizione

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