che liberi ci si sente solo ogni tanto,
troppe le fermate confuse all’età,
alle mille schegge di vetro
appena dopo gli occhi

a sognare il futuro
c’è sempre un cielo sottoterra,
una raccolta di passi
che spesso provoca solo memoria
e non basta il caffè al bar di Luigi
per partire ancora

perché l’autobus ha la ruvida accortezza
di un prestigiatore che indovina
ogni abbaglio di scena
e raramente il movimento degli alberi
difende l’eco della fila
per non cadere di mattina

della notte rimane la coda
dei lampioni sotto casa,
ed è sempre una finestra di stelle,
una sorta di scontrosa apparizione
che mette in riga anche i più buoni

e poi quel vento che non si può scegliere,
come fosse un luogo talmente distante
da tralasciare con cura

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