una scontrosa miscela di ieri
di quando l’alba era una spiaggia
recuperata ai minuti
e il parcheggio un po’ di tregua dentro il mare

erano i giorni senza celebrità,
quelli fatti con la sabbia,
richiesti al sole come l’onda
quando si aggiunge alle gambe

acque di qualche luogo semplice e vero
scomposte e musicali,
due mani a stringere un caffè
e l’abitudine del giornale subito dopo la sigaretta

poi un saluto di terra per chiedere ai sogni
di non dimenticare il peso
e un posto da disordinare di mete

come la vita, tenera e sfuggente,
delle ombre chiamando luce
appena fuori dai passi appesi alla strada,
di quelli capovolti ai lampioni

spesso cime da vincere di risate
correndo con qualche panchina
per giungere appena dopo il gelato,
intorno alla piazza incisa a parole

per notti e troppe salite
da risolvere in occasioni andate,
capi di un giorno usato
o di un giro da sempre amato

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