mi annoiano le file delle auto poco accorte
mentre si trattengono sul finestrino,
appostate come le ombre che sanno di fanali
chiedono perdono per un passaggio di poco conto

come le scommesse
che esistono in un clamore volutamente lento
dove la strada si sceglie
tenendo in voce l’attimo che sa di stare dentro

ed è una curva sopraggiunta d’uccelli
quando durano senza presente,
la direzione opposta al sole
di ogni solco indossato a mente

sarà per una forma distante di vento
o per gli occhi portati con leggerezza
ma sulla pelle i segni della gente
sono come le pagine di un libro aggredito dal tempo

esattamente i metri di svogliata meraviglia
che azzardano un genere di posizione
che se non fosse per l’abitudine
sarebbe chiedere niente

ma se domani sarà ancora momento
diremo del vecchio mestiere di esistere come ieri
misurando la vita con una piccola successione d’arterie

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