alle otto di sera gli autobus
vanno a caccia di qualche turno lasciato,
ci sono quelli con numeri sbagliati,
quelli con le indicazioni consumate
dalle troppe fermate

quelli che intorno alle foglie interrotte
esitano per la goffa velocità della luce
come una cartolina da incollare,
col fiato dei vetri perfettamente incluso
tra tutti quei poveri cristi
senza significato

proprio come la vita che affiora,
di corsa, fredda e per niente vera
e che alla fine giunge ritagliando un giorno
lungo le rive, di sbieco a qualche sorriso
di muri intrappolati
e con tutta l’ostinata tristezza della notte
che scivola come un ramo sorpassato

mentre quell’inutile giacenza di passi
scorre lentamente rincorrendo marciapiedi
e nessuna salvezza
si ferma negli occhi sulla strada

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