Guardare la vetrina
in cerca di un orizzonte di giornale
si confonde inevitabilmente con la voce
di un uomo lontano,
parole che si accordano strane
in cerca di un amore all’altro capo del mondo.

La gente intorno si chiede come mai la strada
sia viscida di ruote o di fughe senza mete.
Anche la presenza scivola lenta
così il cane che ascolta svogliato
le speranze del padrone.

Le macchine smacchiano i vetri del bar
con qualche gesto simile alla follia,
tra i tatuaggi del caffè macchiato
e un sorriso sulla porta
che sviene per una sigaretta.

Quasi a porre fine per tutte quelle ore
mischiate, inutilmente aggraziate,
la pioggia vendica anche i bicchieri vuoti.
Non si cura di appartenere ai volti,
va, come un fiume senza mare,
come il cielo appena prima di cadere.

L’aria sa di miele e di denti gialli
e il futuro si scrolla la festa
che non andrà a messa, restando in piedi,
in preghiera col carrello sgonfio
di miracoli.

Amen.

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