crescere per grazia in sogno
anche senza essere di prima mano
normali ma non proprio ordinari,
in disparte al mestiere che ci nega
ogni commossa edizione

e non sarebbe sbagliato
scrivere del mare a ridosso
o del cielo occasionale dei tetti
per l’ampiezza dei fiori
che impediscono ogni silenzio

frammenti di un vento insolito
nell’alba di forme in rotta
tra volti in transumanza
e di api al primo giro di danza
magari miele senza paura

e poi a sera lentamente indecisi,
quasi a caso, di un verde corallo
segnato sul calendario,
con le rondini sveglie di primo mattino
da ripetere a primavera

finestre per ogni lampione
da stare in luce a due a due,
nel rimbalzo di occhi a prendere eternità
su quel lungomare a stento
dove ogni nome si legge con fragore

 

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