sarà la stessa di sempre
con la sera insieme al nome
su fino in paese
e la luna sul lampione,
come il mare da un’altra parte
e il vento che si spegne piano

amerei in tutta fragilità,
anche a sparire tra le nuvole,
le molte fessure di un sogno a venire,
per la pioggia di quella rosa
che mi chiama
e prima ancora che sia luce

in mezzo a tutti gli altri
con la strada che splende di stelle,
tra i ricordi, le istantanee
e qualche fulmine,
le madonne sul palo,
e le stesse facce a segnare un mese

con tutta la stanchezza
di un’orma ormai sconosciuta
e nel volto di uno qualunque
marcando curve e scontrose realtà,
senza nemmeno capire
le auto in fila indiana

eppure basterebbe un po’ di tempo
a scambiarmi di posto,
con gli anni sul foglio
e forse dentro un po’ di cielo,
ma senza più niente da dire,
forse tra le foglie a chiedere domani