starò di tiepida sete questa sera
come l’arrivo ad arrivare quieto
quando si dilunga e investe,
nel torpore a strappare questa vita
per un clamore che non vive,
sostenendo respiri tra le siepi
in un assolo di rami
che spesso stona anche alla luna

con le solite tracce in rossore
a rimarginare ferite e passi,
sgorgando a resistere piano
per mille numeri in quadro,
tornando albero per essere vento,
per il mare denso fronte pioggia
quanto un’ombra di sole a restare assenza,
di baci e fiori senza peso

e ritrovarmi a stento
sorgendo senza danza
in questi anni brevi andando a tempo,
con la terra in sponda che verrà
per qualche voce come in preghiera,
ossa di cielo e perdono
a scavare dentro eternità
durando in rosa anche brevemente