e mi vesto dentro ogni ora
per restare in un bicchiere riflesso
con l’assenza comprata a rate
che m’inganna il petto
tra due marciapiedi avuti in dote
e un albero addosso

vivendo alle dieci di ogni ora
per prendere un numero al volo
quando ancora c’era il sole
con un caffè senza nome
e un pennarello in rima
come direbbe Salvatore

ma in fondo basterebbe una curva
oppure un giorno borghese
con la barba disegnata
e un biglietto timbrato sul volto
insieme alle persone
che segnano il posto

sulle le sedie posteggiate al bar
in attesa di una rossa tacchi dodici
vicino ai passi che restano dentro
a scorrere lento
come l’eternità di una rosa
e allora si, magari piovesse ancora