Il silenzio nacque immaginato
in quel giorno d’acqua e vetrate,
così il rumore dei muri,
poi furono pagliacci e invitati
seguirono le file addomesticate dei cani,
le onde messe apposte sul lungomare.
E imbattersi nella vita sembrò abbastanza.

Dopo vennero i dubbi e le notti
legate ai temporali,
e noi tentammo con le preghiere,
sommando colori e stanche felicità,
con mille vecchie parole
e volti di cartone, e piazze insolite
tra i tavolini.
Alla fine vennero i tuoi occhi in preda.
E pianto fu declino.

La distanza non sarebbe bastata,
delle facce pochi ricordi
e pagine in qualche misura riformate.
Delle voglie una sola grazia,
d’antologia e in parte superficiale.
Poi fu gelo il mare.
E il mondo scelse di versare due parole.
Ma troppe le presenze a piazzare
plastica e confini.

-spesi, allora, un attimo di quiete
e con l’ultimo biglietto avvicinai
il mio cuore ai detriti.