ci guardammo,
di un cielo rosso restammo a vederci
nudi nella terra nuda, pensavamo
che alla fine fosse colpa del tempo,
ma c’è un limite alla paura di restare soli
pietre su pietre
attimi di un Dio che vorremmo amare,
per l’amore di fronte agli alberi
quando ci preparammo alle foglie
come rade cime spoglie,
piccoli uomini in mezzo al mondo
ingenui e ultimi senza voce
e nemmeno figli

eppure
appena sedimento alla neve
le tracce restano recenti
specchi di una vita talmente bianca
per questo vento chiassoso
travestimento fatto con ogni sera,
e solo alla fine parole,
parole che sembrano durare un inverno,
di rigida polvere e di mille porte,
mossi velocemente per raggiungerci sempre
attraverso ali appoggiate alla finestra
sognando la distanza
e quella felicità sbagliata di un tramonto