e m’inseguo ancora fin dentro le ossa
d’ignote finestre adattate
e di luoghi appartati per un’edera perduta,
luoghi amati in tempo d’essere luci
di conseguenze malandate
e d’altezze mai arrivate

e se fosse almeno lacrima
il cielo intorno agli occhi
quella vita capitata raramente
sembrerebbe il vento di un attimo infinito
la grazia smarrita
di un fiore appena sorriso

e necessario sarebbe il sole d’inverno
per il silenzio dietro ogni passo
ma fuori piove e tutto sembra prenotato,
l’ultima folla si riduce triste
e sfoggia tutto il dolore di un perimetro
in coda all’ennesimo autobus concepito impreciso

ancora un po’ e si chiude,
un pomeriggio di sagome attraversate
il gusto incapace di un caffè,
nemmeno il solito cane