come l’età che resta dentro
mi piego per un po’ di ieri
e conto passi che non so dire
e stringo il cielo in fondo
per le vie in disuso, per il lieve riflesso
di essere strada inclusa

senza un luogo nato,
per aria di tristi maschere inconsuete,
dietro ad ogni falso giorno
-d’estasi preziosa sorpresa
a misura e luce
di pochi lineamenti fermi altrove

esistere, mi fu detto, è stare fermo
basterà il vento,
una lama d’erba che s’alzerà lenta,
tra pigre transumanze
e qualche volo mosso ad usanza

alla fine sarà eco soltanto,
rumore maldestro e gioiello di poche stelle