mi lasciasti il tempo di alcune sponde
per fluire gentile e calmo,
insieme al fiato e al silenzio,
solo, nel clamore di ogni senso
che ora mi assale
e di stanca abitudine mi vince

fu una notte di frammenti e sequenze,
un vento imperfetto
di perdono e dannazione,
in quel mare intenso e diverso
che ancora piange in segreto
l’attimo fermo di un campo

e ora che l’alba è un sole soltanto
anche il respiro è un inchino,
pioggia che m’investe
e non conosce più mani,
di squarci e radici
e fiori in attesa di un sorriso