non esistono lasciti d’aria
sui muri d’inutili finestre
e nessun ambito per un bacio da gridare,
estranei e con le voci deserte
non serve nemmeno insistere
per il turno modesto di un caso
nemmeno se a passare fosse solo il vento

voci che s’infilano pigramente sulle vetrine
storie di ogni notte in vetro
per l’acqua che affonda scavando
e sguardi da vendere dietro l’angolo,
per un bar che si distrae appena
e si apposta tra le auto
e un bicchiere a stringere un’eternità

stasera il cielo è un lento dimenticare
un attimo disseminato senza risposte
di scene mal riuscite per chi resta
vite di mala verità, imbrattate a stento,
numeri ad arterie ruvide, cuori
di un’ultima volta, strade a campare
iniziate di spigoli e qualche sigaretta abituata

anche il triste sgomitare di un ubriaco
è la réclame di un viaggio
tra rive malmesse e disabitate,
un peregrinare di piscio
e di poesie prestate al sordo rumore di un buco
scritte a spine e lasciate in galleria
insieme alla luce aspra di un mediocre trionfo