è strana la malinconia dei passi
tra bancarelle fuori porta
sembrano sfuggire ad ogni presa
solo alcune storie da bar si vendono
senza scontrini
giusto il tempo di chiudere gli occhi
mentre le finestre in cielo
s’innamorano di commesse e vetrine

la città invece recupera la sua meta
attraversando gente e tavolini
come il vento denso di ogni facciata
che assomiglia all’immagine
di una piazza incantata e sola
o come il silenzio di quel cane
che sogna campi in fiore
e rincorse in fondo al sole

e poi ancora un metro di passi ripetuti
a recitare un po’ di pioggia
con le strade dolcissime e nere
in quartieri di miele senza api,
viaggi lenti e sassi sui fianchi
per misurare i dubbi di un tram
e stanche meraviglie di portici andati
e bancomat indifferenti

ma in quel mare onda di un gabbiano
abbandonarsi è respirare senza fiato
in vastità e colore di una breve poesia