forse sarà parola e fiato contenuto
la vita che non viene,
forse sarà la voglia docile di nude finestre
che s’infrange di giorni fraintesi e lenti
per destinazioni e frangenti
ma la ruvida paura dell’assenza
è qualcosa che ci sfugge a memoria
simile alle foglie
per l’incapacità di essere vento

insieme alle vette messe a caso
dove esiste un mondo senza luce
e resti che si cercano,
negli ambiti di quell’ostinata vicinanza
al limite di un lampo
a sconfessare qualunque età,
come il lunghissimo silenzio
di un vanto e la semplice monotonia
per ogni modesta sommità

saranno confusioni e differenze
i luoghi di brividi densi
come le file infinite in dissolvenza,
algide speranze
di tracce a calare e un po’ di niente