saranno rovesci e pallide scogliere
i fiori all’acqua perduti
calme strade tentate
a rincorrere direzioni smisurate
e su quel mare di rimbalzo
curve piene di radici

e noi saremo stazioni di passaggio
su vetri mille volte rallentati
e misure sospese di ogni mezzora
e di ogni luogo che non si può raccontare

magari visioni sopravvissute
di un profondo vuoto silenzioso
e colori impercettibili dentro un quadro
e lampi dimessi per tempeste senza significato
in fondo nati per non vivere
saremo marmi consumati e non creduti

simili ai passi di uomini combattuti e divisi
creati uguali per quel vento ostinato
e per le ali inverse di anni messi sul muro
e d’inutile grazia al sole restati

saremo dell’alba la forma inquieta
e il sogno di un bambino
per maree di sabbie senza pace
in fondo luce modesta
per le impressioni di ogni strada
e confini d’impalpabili superfici spaesate