i numeri si fermano contromano,
appesi, resti d’inutili mondi
ricordano i passi senza risposta,
il silenzio che si ferma intorno
e se ne vanno scivolando
con tutta la forza delle orme abituate

qualche assaggio di marciapiedi
un metro di strada cantata a fatica,
tra le auto che non sanno nulla
e movimenti per vie dimenticate,
città spesso capitate e incomprese
pulsioni di anni caduti

tra i muri di pubblicità spezzate
e di strisce senza pace
come gli occhi lontani e fantastici
di questo cielo camuffato
onde a fatalità rimossa
e di ogni stagione mai del tutto passata

stretti sulle biciclette,
sui pedoni quando gettano lo sguardo
su ogni fermata o per quel rifugio impossibile
tra la folla di portici dolorosi
o per le nuvole taciturne di grigie parole
e di un ambulante in vena di mercato

in fondo tante presenze, in fila e senza radici,
che premono per un po’ di luce
e per tenerezze senza pace,
immagini futili di alberi mischiati
che arrivano da dietro come i ricordi,
come le ore saltate e disperate