fuori c’è un cielo che non mai avuto
perduto prima ancora
di scegliere almeno un volo,
quasi una scollatura ferita,
ritratta e confusa d’ali attese

lì, dove ogni pausa si spezza
e un luogo sopravvive
mentre l’alba di una gonna si accosta
e nella solitudine di un numero
s’incanta in qualche sera

ma forse ci sarà il tempo di perdersi ancora
magari dentro un viaggio a tratti lieve,
come la vita quando arretra
e non conosce amore,
spesso in malinconia e sola

alla fine sarò vecchio di fiori e fragili colori
tra il fumo di una canzone
e la strana confusione di un’ora
e quando di strada avrò perso anche il nome
ogni goccia cadrà ostinata e deserta

-fuori l’eternità è uno sguardo,
silenzioso e quasi inutile,
nato e consumato per due occhi
e un grido roco in gola
che lento si smorza e s’addolora