che sia notte da queste parti
è un rito di alberi invecchiati di fianco
e io non so dire chi fu il primo
e nemmeno l’ultimo,
in mezzo a questa vita senza campo
e al pari del vento quando si nasconde,
meglio quando si stava disordinati
nel camminare a perdere fiato,
in fondo alle scale o per mille strade
ad inventarsi l’aurora
per l’ultimo giorno di scuola

convinti che un bagliore
non fosse altro che un bacio
rubato con tutta l’abilità di un fiato,
come figli di qualche dio
a credere ancora nei miracoli
in quel mare fatto di sabbia e un gelato,
poi sarà quasi mattina per essere ora
confusi di vetrine a fare rumore
nella vanità di qualche città
simili al vecchio disordine di un bar
imbrattato di pallidi saluti e prossimità

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