mi dissero voci le parole
e niente di quel fiato in gola
fu esattamente uguale al tempo,
per tutte le cose lasciate solo per esistere
e per pregare invano,
anni conosciuti a caso
esattamente come l’alba dopo ogni sera
e per un miracolo che non comprendo

solo per non provare sete
di quel mare che svanisce
come un giorno qualsiasi
e che alla fine si pente e s’infrange
sotto questo cielo che attende

poi come figlio di qualcun altro,
acqua in quel viavai ostinato di una promessa
troppo simile a quello che non verrà,
diventai vento e difetto
per un lampo ogni tanto,
come quel luogo dagli occhi rotondi
scroscio di ogni goccia a farsi pioggia
e con la maschera che mi riassume passando