di chi sarà quel volto stanco
e quella finestra che attende,
di chi quella strana agitazione
taciuta per un giorno
e poi venduta per partire in fondo,
lì, in lontananza,
come un’orma che sbiadisce
in ogni nome

e trema, per il gracile tormento
di quell’infinito imparato a scuola,
nel silenzio di un si bemolle
quando si abbassa tra le onde
e sembra danzare,
proprio dove ogni ala vive trafitta
eppure d’aria splende,
d’incosciente attesa a rimanere

e poi pressoché sparire,
stacco di vele in una notte strana,
-d’essere polvere e ritornare

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