di quella volta che fummo santi
non ricordo nulla
tranne la voce che alla fine non venne,
negli occhi un alluvione
e come fosse ancora inverno
l’aspro favore di essere uno tra tanti,
simile al bianco delle croci
e al vuoto di questo mondo intorno
come l’ombra di un’ultima forma
e per un altro anno che ancora piove
mentre tutto questo sale
è acqua solo a parole

e che di sensibilità si resta soli
oltre la polvere di chi guarda
ad inventarsi luoghi distanti,
soli, con tutto il tremore di un piano
nel silenzio incompreso
d’essere sempre rumore contro
con mille sguardi che non sanno
e che in fondo non vogliono sapere,
soli, con la goffa presenza
di una preghiera offerta al marmo,
come quella volta che fummo santi