come in un’altra vita, racconti incompleti
per fiacche distrazioni
intorno al mare di ponti e strade
e in quelle piazze senza grandezza
dove incontrarsi sembrava il vento sulle foglie
con gli occhi lasciati su ogni posto
indefiniti e discontinui eppure vivi

in quell’eredità di squarci
come alluvione d’acqua a continuare
dove il goffo carattere di uno sguardo
si aggiustava per i volti copiati addosso,
per quella sottile calma sussurrata
che divenne vicissitudine e canzone
e il cielo di ogni risposta

restammo così, lontani come un gesto,
improbabili e disordinati
a camminare senza significato,
incorniciando ogni notte
con la luna di un’alba smisurata