si perde la sera, a memoria,
in un solitario avviso di strada,
così le ombre,
che arrivano senza giorno
e rivelano passi lasciati di corsa,
in lontananza,
per dare alla voce il silenzio

in quella sensazione
di penombra in ascolto al tuo canto,
dove sale è il respiro,
quel respiro che mi occupa di traverso,
lì, proprio vicino alla luna che t’incanta
e ti fa mia
e che stringe in petto un po’ di vita

in quel volo in cerca di una pausa,
tra i tuoi occhi,
insieme al mare e al vento incerto,
con le abitudini che si gettano al largo
introverse come le foglie
a sorreggermi di fianchi
e d‘infinite, malinconiche, sponde

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