tra due passi di auto parcheggiate
alcune vetrine si contendono la sera
mentre il silenzio parla da solo
e un vecchio
stringe l’amarezza del pane senza sole

dalle panchine anche il vento sorge
con poche pretese,
continua restando sospeso,
in consuetudine di altre mete
sceglie il tempo per essere inquieto

più in là un autobus
interrompe piccole destinazioni
fa il filo a chi si ferma restando in piedi,
sembra la goffa carezza
di un luogo soltanto pensato

c’è un fascino imperfetto
in quei volti senza fretta,
una specie di fragile tremore
che si accalca proprio dove gli occhi
s’immaginano primavera

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