vestiremo un abito scuro
quando l’odore che c’immaginammo
sarà polvere sfortunata
e quando vedranno i nomi
che più non saremo
ci chiameranno sogni senza vanto,
in quell’ora in cui bellezza restò delusa
qualche parola imprecisa
e due foglie in conclusione di rami
poi vanità inquiete
e giorni confinati in quel fiore
cantato in chiesa,
così il vento di ogni passare
che verrà a chiedere tracce da trattenere
e per noi saranno colori
e versi da salvare
i margini di un nero saluto
quando c’incontreremo senza luci,
e se nel ventre
che chiameremo madre ci sarà posto
verranno anche gli ultimi
e i folli, quelli retrocessi e i mai nati
e a finire noi che chiuderemo la porta

-di quel che resta del clamore
sarà banale dimostrazione
il giorno di nessun domani

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