IL SON CUBANO

Il son cubano è un ritmo nato a Cuba, verso la metà del XIX secolo, da una contaminazione e dalla mescolanza tra la tradizione musicale dei colonizzatori europei e i ritmi degli schiavi africani. È il genere che ha dato origine ai ritmi caraibici più ballati oggi, primo fra tutti la salsa ed è il primo ballo caraibico concepito a coppia, che non si basi su coreografie di gruppo. Insieme al Tango, lo si può considerare il primo ballo di coppia in senso moderno.

Risultati immagini per IL SON CUBANOPrese piede all’ inizio del XX secolo, trovando negli anni ’20 e ’30, la nascita di un vero e proprio fenomeno culturale. Il son deriva dal più aristocratico danzón, che a sua volta deriva dalla contradanza ed è sicuramente il genere più rappresentativo dell’isola, dal quale sono nati i ritmi e le melodie del Mambo negli anni 40, il cha cha cha e la salsa negli anni ’50 e della timba negli anni ’80. Il son nasce nelle zone di Santiago di Cuba alla fine dell’Ottocento. I contadini della zona, dopo il ritorno dal lavoro nei campi, si dilettavano in feste campestri chiamate changuì. In queste feste popolari ballavano e cantavano simulando e, talvolta, deridendo i padroni aristocratici. Non era insolito che gli schiavi andassero a “sbirciare” le feste che davano i padroni, sia per ammirare lo sfarzo che non potevano avere, sia per guardarli ballare.

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La diffusione avvenne per mezzo dei trova, musicisti che giravano Cuba raccontando nelle loro canzoni le storie degli schiavi e che si esibivano in gruppetti di due o tre persone alla volta. Nel 1916 i fratelli Martìnez fondarono il primo gruppo musicale ufficiale di son: il Cuarteto Oriental. I membri erano: Gerardo Martínez (claves), Guillermo Castilla (botija), Ricardo Martínez (tres) e Nery Cabrera (maracas). Il gruppo cominciò a registrare nel 1918 con il nome di Sexteto Habanero.

Immagine correlataL’emergere del son cubano aumentò l’interazione tra la cultura spagnola e quella africana e permise ai musicisti neri sia di guadagnare esibendosi, sia di entrare in un ambiente (quello musicale) che prima era riservato solo agli europei. Nella Cuba del 1910 la cultura africana di qualsiasi genere era considerata “volgare” e barbara. Anche i contadini di colore considerati “progressisti” credevano fermamente nella superiorità dei bianchi. Pertanto, la musica con influssi africani in quel tempo era considerata musica da “bambini”. Quando cominciò a diffondersi sia tra i bianchi che tra i neri, la classe dirigente cominciò a guardarla con preoccupazione, soprattutto per chi era amante della musica europea.
Tra il 1925 e il 1928 il son visse un periodo di trasformazione in cui da genere di nicchia divenne la musica più popolare dell’isola. Il punto di svolta fu quando il presidente Machado chiese pubblicamente all’orchestra Sonora Matancera di suonare alla sua festa di compleanno. Molti musicisti oltrepassarono i confini nazionali per andare ad esibirsi in America del nord e del sud, il diffondersi del son in altri stati contribuì alla sua popolarità nella stessa Cuba.

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Alcuni anni più tardi, alla fine degli anni ’20, i Sextetos divennero Septetos con l’introduzione del pianoforte. La popolarità aumentava e nascevano nuovi gruppi, tra i più famosi c’era il Septeto Nacional, diretto da Ignacio Piñeiro, che scrisse Echale salsita (la prima canzone in cui compare il termine salsa) e Donde estabas a noche. Nel 1928, El Manicero di Rita Montaner divenne la prima canzone cubana a entrare nella hit parade europea. Nel 1930 quella stessa canzone fu portata negli Stati Uniti e dove ebbe grande successo. Negli anni ’40 comparve sulla scena Arsenio Rodríguez, che diventò il musicista che maggiormente influenzò il son. Egli introdusse gli assoli degli strumenti e le improvvisazioni, aggiunse altre trombe e percussioni, tutti strumenti che erano usati anche in precedenza, si passò così dai septetos ai conjuntos. Con l’arrivo del mambo e del cha cha cha negli Stati Uniti, il son (padre degli altri due generi) divenne ancora più popolare. Dopo la rivoluzione cubana, tutte le forme di musica afro-cubana contribuirono allo sviluppo della salsa, termine che i cubani rifiutavano fino a pochi anni prima. La popolarità massiccia che aveva raggiunto il son contribuì a valorizzare la cultura popolare afro-cubana e gli artisti che l’avevano creata. Tra i vari artisti che si affermarono in questo periodo va ricordato Carlos Puebla, autore della popolarissima Hasta siempre, canzone dedicata all’eroe della rivoluzione Che Guevara.

Evoluzione e eredità del son

Un gruppo musicale di son “originale” comprendeva questi quattro strumenti: tres, güiro, bongo e marimbula. Successivamente la marimbula fu sostituita dal contrabbasso e si aggiunsero maracas, clave e trombe per formare i sextesos e i septetos degli anni ’20. Successivamente fu aggiunto il pianoforte e si arrivò al conjunto, poi arrivarono i timbales, le congas, si aggiunsero strumenti a fiato e violini e i conjuntos diventarono vere e proprie orchestre.

Immagine correlataAlla fine degli anni ’30, il periodo dorato del son classico era già finito. I sextetos e i septetos che avevano visto una crescente popolarità furono sostituite dalle latin jazz band e dai conjuntos. L’introduzione del tamburo, che era stato un importante contributo alla popolarità del son, aprì la strada ai ritmi afro-cubani. La musica che il son aveva contribuito a creare stava diventando la più richiesta a Cuba. I gruppi di son classico erano costretti a disgregarsi, a cambiare genere oppure a tornare ad esibirsi solo per le comunità afro-cubane.
Alla fine degli anni ’40, molti avevano perso interesse per il son, anche i cubani più conservatori. Uno dei motivi del declino fu che le orchestre che si formarono in quegli anni avevano aggiunto strumenti musicali, il che favoriva arrangiamenti molto più elaborati, ritmiche più sostenuti e passaggi più veloci. I generi nati negli anni ’40, come il mambo, hanno molte caratteristiche derivate dal son. In particolare il son è universalmente considerato il fondatore della salsa.

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Il son perse di popolarità a favore dei nuovi generi e non venne più molto ascoltato nemmeno a Cuba, tranne che nella provincia di Santiago, dove è tuttora suonato in quelle che da noi sarebbero considerate balere. Negli anni ’40 e ’50, ci fu un boom turistico a Cuba e la popolarità del jazz e della musica americana in genere favorì lo sviluppo di grosse band simili a quelle del jazz. Gli strumenti di queste band comprendevano: piano, basso, una vasta scelta di percussioni afro-cubane, e un cantante. Il repertorio cosmopolita affascinava il pubblico cubano e straniero, anche se si abbandonarono alcune sonorità tipicamente africane per avvicinarsi al gusto del pubblico occidentale. Inoltre, i produttori discografici aumentarono gli sforzi per incidere e diffondere i dischi delle big band e per creare nuovi generi che si rifacessero a quelle sonorità, ormai divenute popolari in tutta Cuba.

Il son di oggi

Il son tradizionale è stato assimilato in altri generi, ed altri tipi di musica cubana e musica latina continuano ad usare lo stile generato dal son. La nuova generazione di musica cubana comprende la più nota salsa e la timba. La caduta dell’URSS (maggior partner economico di Cuba) nel 1991, costrinse l’isola a incoraggiare il turismo per aumentare le entrate. La musica divenne così una delle attrazioni principali dell’isola.

Buena Vista Social Club

Il film e il successivo album Buena Vista Social Club, usciti alla fine degli anni ’90, rilanciarono la popolarità del genere musicale fino a farlo diventare un fenomeno mondiale. Grazie al gruppo di musicisti che hanno inciso quest’album e alla produzione cinematografica che ne è seguita, il son è stato riscoperto. Sebbene molti cubani non considerino rappresentativi dell’isola gli artisti che si sono esibiti in Buena Vista Social Club, questi hanno avuto la capacità di far conoscere il son alle nuove generazioni sia a Cuba che nel resto del mondo, anche dove il son non era mai stato sentito prima. Negli ultimi anni sembra crescere nuovamente l’ interesse nei confronti del Son, grazie ballerini e maestri che si esibiscono e che lo insegnano. Fra i ballerini più noti: Carlos Raffael Gonzalez, Mario Charon Alvarez, Claudio Martinelli, Yoannis Tamayo.

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Buena Vista Social Club era il nome di un club dell’Avana, riservato ai neri durante gli anni della dittatura di Fulgencio Batista. Con la vittoria della rivoluzione nel 1959, e le nuove tendenze sociali che aprivano a nuove forme artistiche cercando in ogni modo di chiudere con il passato e i suoi simboli, il club fu chiuso assieme a tutti quei luoghi che potevano ritenersi retaggio del degrado del passato. Quasi quarant’anni dopo la chiusura del club, un gruppo di all star cubane si fondono nell’Afro-Cuban All Stars. A produrre l’ensemble è Nick Gold. È in modo rocambolesco che all’iniziativa partecipa anche il chitarrista californiano Ry Cooder. Il disco Buena Vista Social Club esce nel 1996. Nel 1999, Wim Wenders dirige un documentario sull’intera vicenda della produzione e sui membri dell’orchestra, anch’esso intitolato Buena Vista Social Club.

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Il club era attivo fin dal 1932 e aveva raggiunto con il tempo una tale notorietà che diversi celebri cubani gli avevano dedicato canzoni: così Arsenio Rodríguez con Buena Vista en guaguancó e Israel “Cachao” López con Club Social Buena Vista. Prima del 1959, esistevano a Cuba diverse società, spesso legate alle differenti etnie: quella nera, quella spagnola, quella cinese e altre ancora. Per quanto riguarda la prima di queste, le più famose furono la Unión Fraternal, Las Águilas, Marianao Social, Atenas, Antillas, Isora, Jóvenes del vals e, infine, il Club Social Buena Vista, che prendeva il nome da Buena Vista, quartiere dell’Avana. Quando nel 1939 si inaugura la sala che poi diverrà il Tropicana, distante un chilometro dalla sede del Buena Vista, questo si trasferisce nell’antico quartiere Alturas de almendares. Il club, oltre a fornire servizi tipici di un’associazione (come lezioni di cucito per le adolescenti), concentrava i suoi sforzi nell’organizzazione delle sale da ballo: orchestre di varia estrazione accompagnavano i balli della tradizione cubana. La strada su cui affacciava l’ingresso del club si riempiva di appassionati, spesso bianchi cui era negato l’ingresso.

Risultati immagini per Il Club nel 1959 fu vittima anche dell’ondata riformatrice dei primi anni della rivoluzione, con il primo presidente della Cuba rivoluzionariaIl Club nel 1959 fu vittima anche dell’ondata riformatrice dei primi anni della rivoluzione, con il primo presidente della Cuba rivoluzionaria, il cristiano-sociale Manuel Urrutia Lleó, e ritenuto un luogo di decadenza, così come molti altri clubs e ritrovi, anche ambigui, della dittatura. La successiva svolta comunista del governo, con leader Castro, ebbe come indirizzo l’abolizione dei club riservati a singole etnie o gruppi di sodali a favore dell’apertura di centri di socializzazione privi di discriminazioni sociali o etniche, cosa che ne decretò la chiusura definitiva nel 1962. Colla campagna del 1968 ( “medidas especiales”, misure speciali) che volle dare un’accelerazione in tal senso, la musica popolare, ritenuta poco consona al “socialismo reale” di quegli anni, passò in second’ordine rischiando di perdere molti artisti per emigrazione o perdita di visibilità.

Il disco

Memore di questa antica gloria quasi dimenticata, Juan de Marcos González, direttore del gruppo Sierra Maestra, decide di mettere insieme un’orchestra che riunisca la storia e gli elementi più brillanti del son e del resto della musica tradizionale cubana, la Afro-Cuban All Stars. Nel 1995, González viaggia a Londra, al fine di promuovere il disco Dundumbanza. Ne parla con Nick Gold, presidente della World Circuit Records: la proposta è quella di produrre un disco con un ven tú (una selezione di all stars della vecchia guardia), allo scopo di riunire alcuni musicisti affermati ma un po’ dimenticati e riscattare il genere delle big band di jazz afrolatino. Gold abbraccia l’idea: la Afro Cuban All Stars mette insieme Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Manuel “Puntillita” Licea, José Antonio (Maceo), Pío Leyva, Raúl Planas, oltre a musicisti della stazza di Manuel “Guajiro” Mirabal, Javier Zalba, Orlando López (Cachaíto), Rubén González, Miguel Angá. Solo nel 1996 vengono pubblicati tre dischi, tra cui Buena Vista Social Club e A toda Cuba le gusta. Il primo vince il Grammy del 1998, nella categoria della musica tradizionale. Il disco è anche un enorme successo di pubblico.

Il film

Poco dopo esser tornato da Cuba e aver registrato il disco Buena Vista Social Club, Cooder inizia a lavorare con Wenders alla colonna sonora di Crimini invisibili, terza collaborazione tra i due artisti. Per quanto Wenders non conoscesse per niente la musica cubana, si entusiasma ascoltando le registrazioni che Cooder gli fa ascoltare e acconsente a viaggiare fino all’Avana per filmare il primo disco solista di Ibrahim Ferrer, Buena Vista Social Club Presents: Ibrahim Ferrer (1998). Wenders filma le session, sfruttando il format Digital Video, recentemente sviluppato, avvalendosi dell’aiuto di Robert Müller, suo collaboratore di lungo corso. Ne approfitta per intervistare alcuni membri dell’ensemble e non perde l’occasione di registrare il gruppo in una famosa performance ad Amsterdam, la prima con l’intero line-up (1999) e un secondo concerto alla Carnegie Hall di New York. È il 7 settembre del 1999 quando esce il film-documentario Buena Vista Social Club. Il film è anch’esso un successo strepitoso, incassando in tutto il mondo 23.002.182 dollari.

*da http://www.wikipedia.it e da altre fonti sul web

7 pensieri su “IL SON CUBANO

  1. Eccezionale percorso mio caro Sarino. Il film di Wenders ha fatto scoprire al grande pubblico artisti di cui pochi erano a conoscenza. Un grande ad esempio Company Segundo morto da poco e che fino all’ultimo amò stare sul palcoscenico dando spettacolo della sua bravura indiscussa. Un abbraccio. e grazie. Isabella

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    1. grazie carissima, come sai la musica è qualcosa che mi accompagna quotidianamente, non riuscirei a farne a meno :), così ho provato a tracciarne almeno qualche solco. Contento ti sia piaciuto questo articolo. Ciao e un caro abbraccio

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