IL BLUES

Immagine correlataIl Blues (a tutti gli effetti musica folk), è il risultato finale dell’evoluzione della musica tradizionale delle popolazioni africane di colore sradicate dal loro ambiente d’origine e condotte in schiavitù nel nuovo mondo. Una data decisiva per le origini del blues è il 1865. Con la fine della guerra di Secessione, viene dichiarata l’abolizione della schiavitù in tutti gli Stati Uniti d’America. In realtà ci sarà ancora molta strada da fare prima che la popolazione afroamericana riesca a conseguire i suoi diritti, ma intanto è stato posto il primo mattone per le fondamenta di una musica che conquisterà il mondo.Risultati immagini per il blues

Prima di quella data, agli schiavi era solitamente proibito parlare nella loro lingua d’origine, suonare le percussioni e praticare danze e riti religiosi. Inoltre gli schiavi venivano da comunità e zone dell’Africa differenti. Molto spesso non riuscivano a comunicare tra loro se non utilizzando i rudimenti della lingua inglese. Queste difficoltà favorirono la nascita di forme linguistiche e musicali originali.  Agli inizi, sia per i testi con molti doppi sensi che i pesanti riferimenti al sesso e per il ritmo particolare, il blues fu posto all’indice dalla Chiesa e chiamato “musica del diavolo”.

Risultati immagini per il bluesIl blues ha avuto origine nel delta del Mississippi (“down home”) nelle piantagioni di cotone alla fine dell’800, veniva eseguito con strumenti poveri: è questo il “country blues” o blues rurale. L’immigrazione verso le grandi fabbriche del nord conduce i musicisti di colore (ex schiavi, figli e nipoti di questi) verso Chicago, la “Windy City”. Qui, verso la metà dello scorso secolo, il “country blues” si trasforma adattandosi alle esigenze della metropoli: nasce il “city blues” (detto anche Chicago blues) eseguito con le prime chitarre elettrificate (siamo alla fine della II guerra mondiale). I testi sono differenti: parlano dei problemi della metropoli e non più di piantagioni di cotone, ma il sesso è sempre presente!

B.B. King , uno dei padri del blues ancora viventi, definisce il blues “la musica di chi lavora”, questo fa già capire che il bluesman non è un bohémien, ma un operaio che suona per arrotondare il salario. Alla fine degli anni `60 il blues, ormai soppiantato dal jazz e dal rock (dei quali è praticamente il padre) lentamente passa in secondo piano ed addirittura viene snobbato dai giovani di colore che non vogliono ricordare i tempi passati ma allinearsi allo standard dei bianchi o isolarsi in un proprio ambiente metropolitano (nasce il funky e poi il rap). Scompaiono fisicamente anche i nipoti di quegli ex-schiavi che, ormai anziani, sono gli ultimi detentori delle tecniche particolari che caratterizzano questo genere: Muddy Waters, Willie Dixon, T. Bone Walker, Elmore James, ecc. erano gli unici ormai in grado di suonare in “quel” modo: purtroppo scompare una cultura ! Esistono anche le eccezioni: sono pochi ultra settantenni che hanno ancora la forza e la volontà di esibirsi in pubblico.

Purtroppo gran parte di questi personaggi, convinti dalle case discografiche o costretti dalle necessità finanziarie (molti blues man, che hanno fatto storia, sono morti in povertà, nonostante che il mondo del rock abbia attinto a piene mani dalla loro musica), si votano ad un genere ibrido commerciale che nulla ha da spartire con il blues originale.
Alla fine degli anni sessanta alcuni musicisti bianchi hanno capito l’importanza di questa musica in fase di estinzione ed hanno promosso delle campagne a sostegno del blues sia eseguendo brani blues nei loro dischi che sponsorizzando anziani bluesmen dimenticati. Tra questi: Johnny Winter, Erich Clapton, Johnn Mayall e Johnn Hammond.

Molti degli stili della musica popolare moderna derivano o sono stati fortemente influenzati dal blues.

Sebbene ragtime e spiritual non abbiano la stessa origine del blues, questi tre stili musicali afroamericani si sono fortemente influenzati tra loro. Altri generi sono derivazioni o comunque sono stati fortemente influenzati da questi: jazz, bluegrass, rhythm and blues, talking blues, rock and roll, hard rock, hip-hop, musica pop in genere.

La ricerca musicale di molti artisti ha portato il blues, e soprattutto il jazz, a contatto con molteplici realtà musicali, creando stili sempre nuovi e differenti.

Il significato del nome

Blues deriva dall’espressione “to have the blue devils” (letteralmente: avere i diavoli blu) col significato di “essere triste” e per questo motivo, nella lingua inglese il colore blu viene comunemente associato alla sofferenza, alla tristezza e all’infelicità.

Le origini del blues

Uno dei più importanti antenati del blues è senz’altro lo spiritual, una forma di canto devozionale nato dalle riunioni di devoti durante il Grande risveglio dei primi anni del XIX secolo. Di argomento malinconico e appassionato, rispetto al blues gli spiritual avevano accenti meno personali e rivolti alla persona del cantante, riferendosi spesso alla condizione dell’umanità in generale e al suo rapporto con Dio, e i testi erano corrispondentemente meno profani.

Altri antenati del blues vanno cercati fra le work song (canzone di lavoro) degli schiavi di colore (field hollers) e di altra provenienza (canti dei portuali o stevedore; canti dei manovali o roustabout), che risuonavano in America all’epoca della Guerra di secessione (e anche negli anni successivi, in cui la condizione di soggezione e povertà degli afroamericani persistette nonostante l’abolizione della schiavitù). Da questi il blues ereditò probabilmente la sua struttura di call and response (“chiamata e risposta”), di origine Africana, mutando invece la sua struttura armonica e strumentale dalla tradizione europea.

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Molte delle caratteristiche del blues, a cominciare dalla struttura antifonale e dall’uso delle blue notes, possono essere fatte risalire alla musica africana. Sylviane Diouf ha individuato molti tratti, tra cui l’uso di melismi e la pesante intonazione nasale, che fanno pensare a parentele con la musica dell’Africa centrale e occidentale. L’etnomusicologo Gerhard Kubik, professore all’Università di Magonza, in Germania, e autore di uno dei più completi trattati sulle origini africane del blues (Africa and the Blues), è stato forse il primo ad attribuire certi elementi del blues alla musica islamica dell’Africa Centrale e Occidentale:

“Gli strumenti a corda (i preferiti dagli schiavi provenienti dalle regioni islamiche) erano generalmente tollerati dai padroni che li consideravano simili agli strumenti europei come il violino. Per questo motivo gli schiavi che riuscivano a procurarsi un banjo avevano più possibilità di suonare in pubblico. Questa musica solista degli schiavi aveva alcune caratteristiche dello stile di canzone Arabo-Islamica che era stata presente per secoli nell’Africa centro-occidentale”.

Kubik fa inoltre notare che la tecnica, tipica del Mississippi e ricordata dal bluesman W. C. Handy nella sua autobiografia, di suonare la chitarra usando la lama di un coltello, ha corrispettivi in Africa. Anche il diddley bow,uno strumento casalingo fatto da una singola corda tesa su un asse di legno, che viene pizzicata modulando il suono tramite uno slide fatto di vetro, che si incontrava spesso nell’America meridionale agli inizi del Novecento, era di derivazione africana.

Nel corso della sua evoluzione, il blues acquisì alcune delle sue caratteristiche dalle “Arie etiopi”, gli spettacoli minstrel e dal ragtime. In questo periodo il blues, come testimoniato ad esempio dalle registrazioni di Leadbelly e di Henry Thomas, ha molte forme diverse, le più frequenti essendo le forme in dodici, otto o sedici battute basate sul giro tonica – sottodominante – dominante descritto nel seguito. La forma del blues standard in dodici battute fa la sua apparizione documentata nelle comunità afroamericane del tratto meridionale del Mississippi, sulla Beale Street di Memphis, e nelle orchestre bianche di New Orleans.

Caratteristiche

Il blues è una forma musicale vocale e strumentale la cui forma originale è caratterizzata da una struttura ripetitiva di dodici battute e dall’uso, nella melodia, delle cosiddette blue note. Le radici del blues sono da ricercare tra i canti delle comunità di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli stati meridionali degli Stati Uniti d’America (la cosiddetta Cotton Belt). Con ogni probabilità la sua culla si trova nella regione del delta del Mississippi in Louisiana.

La struttura antifonale (di chiamata e risposta) e l’uso delle blue note (un intervallo di quinta diminuita che l’armonia classica considera dissonante e che in Italia valse al blues il nomignolo di musica stonata) apparentano il blues alle forme musicali dell’Africa occidentale.

Gli strumenti impiegati in origine derivano dall’ascolto della musica bianca che tentano di imitare. Sono: la chitarra (che imita il pianoforte) e l’armonica a bocca (che imita il sax), anche chiamata Mississippi saxofone, oggetti facili da trasportare e da nascondere. Il concetto di “Blues” ha probabilmente origine dalle religioni animistiche africane che attribuiscono vita propria alle cose. Un esempio tipico lo si può vedere in un testo famoso: “Buongiorno blues, siete intorno al mio letto stamattina / e nel mio pane della colazione quando lo spezzo”.

Struttura musicale e testi

Il blues ha una struttura relativamente semplice sia per la parte musicale che per quella del testo. Lo schema musicale fa uso prevalentemente della scala pentatonica minore (in Do: Do, Mib, Fa, Sol, Sib, Do) e della scala blues (in Do: Do, Mib, Fa, Solb, Sol, Sib, Do) e si snoda lungo tre frasi da quattro battute ognuna, basate su tre accordi fondamentali.

La sua struttura metrica è generalmente di 12 misure (o battute), ma esistono anche blues di 16 o 24 misure, generalmente grazie all’introduzione di segmenti addizionali di 4 misure con varie funzioni e strutture tematiche. Armonicamente presenta la progressione tipica tonica-sottodominante-dominante, distribuita sulle dodici misure. La melodia o il canto hanno un impianto antifonale di domanda-risposta, solitamente divisa in tre parti: domanda nelle prime 4 misure, risposta nelle successive 4 e conclusione nelle ultime. Il blues produce un senso di indefinitezza tonale, dato dall’uso di scale pentatoniche e del loro adattamento alle varie scale europee. Il terzo grado e il settimo della scala diatonica vengono abbassati. Si noti che questo comporta una dissonanza caratteristica tra l’armonizzazione (che nel blues maggiore, usa terze maggiori) e la melodia (le cui scale tipiche usano terze minori): questo modo di cantare in minore su maggiore rappresenta una delle ambiguità tipiche del blues.

Nel caso del blues in 12 misure, il testo si articola in versi di tre strofe in cui le prime due si ripetono e, generalmente, è molto esplicito, con frequenti riferimenti al sesso.

Quantunque il blues abbia struttura, schemi musicali e sonorità affini al gospel si oppone a quest’ultimo proprio per la caratteristica di empietà dissacratoria che, spesso, lo accompagna che mal si adatta ai temi sacri trattati dai gospel cantati dai predicatori nelle comunità cristiane. Raramente in brani blues è possibile cogliere virtuosismi strumentali o tecniche raffinate poiché si tratta di un genere “povero” basato sulle emozioni, sull’anima dell’esecutore ma anche dell’ascoltatore. La semplicità stessa dei temi e della struttura permette a questo genere di essere eseguito con strumentazioni al limite dell’essenziale.

lo strumento che fu più utilizzato dai primi musicisti neri liberati dalla schiavitù (a parte l’elastico inchiodato alla tavola) fu la cigar box, una specie di chitarra a due, tre o quattro corde che come corpo recava spesso una scatola di sigari, ma andavano bene anche altri contenitori, legno o metallo, le corde abbastanza alte ne permettevano un uso agevole con lo slide (cilindro di vetro ricavato dal collo di una bottiglia) ma precludevano l’uso delle dita della mano sinistra sulla tastiera, anche per il fatto che la tastiera non recava tasti di riferimento, era tutto lasciato all’orecchio del musicista. l’uso della chitarra fu la naturale conseguenza, l’esigenza di esibirsi in locali sempre più importanti con altri musicisti ne impose l’uso. l’armonica è l’altro strumento più usato nel blues, in definitiva si può dire che tutti gli strumenti esistenti sono stati usati per fare blues, i neri d’America hanno usato questi perché economici e di facile reperibilità.

Scale e accordi

Queste “stonature”, o meglio deviazioni dalla scala diatonica occidentale, ancora oggi sono il marchio indelebile del suono blues, e si possono classificare in diversi tipi a seconda dell’intervallo alle quali sono applicate. Di seguito verranno analizzate alcune di queste particolarità, per comprenderle le quali sarà utile avere presente alcune nozioni di armonia di base.

III grado (intervallo di terza)

Nel sistema tonale occidentale questo grado di una scala serve come discriminatore per stabilirne il carattere:

se è maggiore (detto anche terza maggiore comprendente 4 semitoni), il pezzo in genere suona più allegro e spensierato;
se è minore, contribuisce ad un’atmosfera struggente.
Nel blues invece la terza non è così ben definita:

a livello “fisico” la frequenza in Hertz della nota non corrisponde quasi mai né ad una terza maggiore né ad una terza minore;
a livello “musicale” viene utilizzata per enfatizzare i passaggi importanti di un brano, facendola avvicinare alternativamente ad una terza maggiore o minore a seconda del risultato che si vuole ottenere.
L’indeterminatezza del terzo grado (maggiore-minore) può essere vista in modo diverso: la terza minore, ad esempio, può essere interpretata come una nona aumentata. È invece sottolineata la settima minore, tipica e caratteristica del Blues.

V grado (intervallo di quinta)

Questo grado è presente nella quasi totalità delle culture musicali per la sua particolarità: corrisponde a 1/3 della frequenza presa come tonica. I due sistemi (tonale e… resto del mondo) si assomigliano molto su questo intervallo, che viene sfruttato come “forza trainante” per tornare alla tonica, pur se con scopi e modalità leggermente diversi:

nella musica classica il passaggio V-I viene utilizzato come sigillo conclusivo di un passaggio musicale anche molto complicato: il cosiddetto finale;
nel blues tradizionale è raro avere un vero e proprio finale, costruzione musicale introdotta infatti dai bluesman bianchi e dai musicisti di città in genere per rendere più commerciale la loro musica. Il V grado viene utilizzato per lanciare un altro giro della canzone e ricominciare tutto da capo (turnaround).
Il blues è composto da diversi movimenti circolari presenti a tutte le scale di grandezza:

a livello ritmico si presenta come una figura chiamata shuffle, movimento sincopato a metà strada tra le terzine e i sedicesimi, che produce una continua tensione verso il beat successivo;
a livello di struttura si ha una ripetizione ossessiva della stessa serie di accordi e frasi musicali, con variazioni più o meno significative e/o regolari;
alla fine di ogni strofa si assiste al cosiddetto turnaround, tradotto spesso in italiano come giro di boa, concluso quasi sempre con il V grado.
Di importanza particolare è poi il V grado diminuito (detto tritono, 6 semitoni), utilizzato come nota di passaggio e capace da solo di portare una scala verso sonorità decisamente bluesy.

Sottogeneri e generi derivati

Il blues ha prodotto una gran varietà di scene regionali, sottogeneri, ognuno con le sue caratteristiche peculiari e generi derivati come il fenomeno sviluppatosi tra i musicisti bianchi inglesi a metà degli anni sessanta, noto come British Blues.

Ha avuto un impatto determinante alla formazione del rock & roll, del boogie woogie, del rhythm and blues.

Il blues è da considerarsi la manifestazione profana di un sentimento, e di un dolore, che ha avuto un lungo, inesorabile tracciato umano e civile, e ha ritrovato nella parola poetica prima, nel canto e nell’accompagnamento in una seconda fase la sua ampia e angosciosa possibilità di espressione.Nel canto blues comunque persiste ancora la tristezza e il dolore quotidiano che si tramuta in speranza di miglioria e si esprime originariamente con canti accompagnati dal solo battito delle mani e non dalla musica, conservando sempre il caratteristico aspetto di poesia capace di esprimere una condizione di desolato rammarico e di aspra nostalgia.I blues cantano argomenti più disparati che nascono proprio dalla situazione di schiavitù che è la base dell’ispirazione.
Diffusione

Agli inizi del secolo il blues è una musica pienamente compiuta e riconoscibile. E’ in questo periodo che avviene il passaggio dalla forma originaria di musica tramandata oralmente a musica di intrattenimento.

Nella prima decade del ‘900 si forma una generazione di musicisti veri e propri che codificano e impongono la musica blues. Contemporaneamente, la migrazione degli afroamericani verso le grandi metropoli come Memphis, New York, Chicago, Detroit e Dallas contribuisce a diffonderne il verbo su scala nazionale.

Nel 1910 nelle grandi città americane si calcola che 1/3 della popolazione è nato all’estero e 1/3 è figlio di immigrati. Nonostante i profondi problemi sociali ed economici della nazione, il carattere cosmopolita dell’America d’inizio secolo non fa altro che esaltare l’espansione e la contaminazione del blues.

Dagli anni ‘20 l’editoria e la discografia si interessano al blues, standardizzandolo nella tipica struttura base di 12 battute. Le prime pubblicazioni su spartito risalgono al 1912, mentre nel 1920 “Crazy blues” di Mamie Smith è il primo brano blues ad essere inciso su disco ed ottiene subito un enorme successo.

In seguito, negli anni ‘30 e ‘40 si vanno formando diverse ramificazioni tutte comunque profondamente radicate nello spirito e nella struttura del blues. Si va dal blues rurale al blues elettrico, dal boogie-woogie al rhythm & blues e dal blues jazzistico al gospel.

Giunto alla soglia degli anni ‘50, il blues ha tracciato un’impronta indelebile nella storia ed è ormai pronto a diventare davvero “la madre di tutte le musiche”. Senza la sua presenza, tantissime musiche non sarebbero mai esistite (rock’n’roll, rock, soul, funk, punk, rap) e molte altre sarebbero state profondamente diverse da come le conosciamo oggi (jazz, pop, country, folk, reggae).

Il suo potere è attivo ancora oggi sia direttamente nella sua forma originale, sia indirettamente nella moltitudine di generi e stili che circolano attorno alle nostre orecchie.

Grazie al suo potere generativo e alla sua capacità di attrarre, influenzare e comprendere altre musiche, a lungo andare si è conquistato un appellativo forte : la madre di tutte le musiche.

-da wikipedia e altre fonti libere

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