uno sguardo gettato per strada

Alla pari di uno sguardo gettato per strada
Valentina si porta addosso il suo corpo argentino.
Proprio mentre il bar, con tutta la diversità delle bottiglie,
prosegue in un goffo scenario di solo spostamento.

Da queste parti il silenzio è una giovane tenerezza,
declinata alla fine di ogni parola.
Solo un bloody mary,
imprigionato dalla quiete ambizione delle labbra,
scansa la nervosa monotonia dei giorni.

Capita che in un cortometraggio a tema
la voce diventi un piovere quotidiano,
simile ad una conclusione che arriva a chiamata.
Intorno ai ricordi della sete,
dove esistono i metri di una ritirata persistente:
ed è come se non fosse già bere la sola esistenza!

Intanto la gente va, senza mistero né meta,
occupata e diversa, in quel metro di scarno condominio
fatto di scale e di luci appena mosse.

Ma lei sa che vivere non è la perturbazione
di un petto in attesa di ogni battito.
Non sempre oltre un semplice soffio di fiato
esiste la voglia di respirare.

Oggi ha scoperto che il cielo è un grigio signore
che non sa di un posto da avere in vita.

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11 pensieri su “uno sguardo gettato per strada

    1. grazie carissima, perchè Blody Mary, boh! Forse perchè mi piace o forse perchè quel “sangue” in qualche modo incarna e ne fa vittima “l’anemia” di Valentina. Ciao

      Mi piace

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