quando la barba non era in uso
eravamo in tanti
fuori il cielo si chiamava scuola
e le ragazze vento,
il rossetto sui denti
per insistere con gli anni in partenza
e i mille passi appena iniziati
di tutti gli uccelli imbattuti,
in piedi inclusi i santi
tra gli occhi fuggiti ogni volta
e la pioggia a cadere
di un dio incontrato in tempo

il paese bastava per gridare
che si era vivi nonostante un cane all’osso,
col fiato corto
e le magliette di gelso,
con un messaggio da lanciare
per ogni amore rincorso a pezzi
quando correre era per restare
e restare la storia di nessuno,
magari proprio sull’orlo di una canzone
e la gloria di un rigo
respirando in rotta e con tutta la voglia
di camminare sulla luna

per scrivere insieme quello che eravamo,
a dire un giorno quanto era normale
sentirsi veri anche in via Piano

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