del mio tempo porto il viaggio
nel senso della meta
e mi chiedo che margine avrebbe il cielo
se non fosse agevole,
se assalendomi d’infinito
non provasse lentissima passione

non esisterebbe in altezza
o in giornate rare
e mai potrebbe celebrare il suo destino
di sbieco e senza profondità

ma poi quella nudità di scogli
rima a levante il bisogno stesso
di essere Dio
e mi spinge in volti e disordini

così mi accorgo del silenzio,
delle voci sottratte,
della ragazza che si disfa del passo
per non sentirsi ombra

/intorno ai marciapiedi i lampioni
dispongono del gelo
con lesioni di cemento

mentre la vita è ancora l’altra parte del mondo

——- in cammino a rovistare storie insieme al buio della città!!!!

 

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