Nacqui come balcone al buio,
un lutto sul petto e perso di tutto.

La vista ad altre strade,
incredulità per un tempo già morto,
il sentiero dietro casa
sigillato come l’oro.

Poi in un fiato di rose
sognai qualche ritiro che fosse adagio,
un viale per immaginarmi passo.

Un po’ di leggerezza
per non essere soltanto responsabilità d’obiettivo,
gambe da correre fino in fondo ad un pallone.

Ma inganno fu la vanità del vivere
nel sospirare contromano,
una lenta agonia nel rincorrere spazio.

E fu sete. Confini alla fine dei proiettili,
ombra a marcire strade.

E piansi.

Col volto del mondo come sentinella.
Figlio della luna a temere anche il cielo.

 

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